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Arteterapia

L’arteterapia è un insieme di tecniche psicologiche finalizzate alla conoscenza di sè e al cambiamento che passa attraverso l’espressività grafico-artistica. Questa costituisce infatti una risorsa umana che consente al soggetto che si cimenta in opere pittoriche di esprimere qualcosa di sé (affetti rimossi) che non ha mai trovato un luogo e un tempo per essere espresso e che in questo modo trova una strada di emersione e di oggettivazione per essere conosciuto. È dunque uno strumento di lavoro psicologico e psicoterapeutico di grande efficacia in quanto consente di accedere ad una comprensione più profonda di vissuti interiori che possono così essere condivisi ed elaborati, pur non potendo essere verbalmente “nominati”.

Ci sono caratteristiche dell’arteterapia che sono in comune con molte forme di psicoterapia psicodinamica. Una di queste è lo scopo primario, ossia la crescita psichica del paziente, come afferma Winnicott nel 1988, in Human Nature. Un’altra fondamentale è lo strumento principale usato ossia la comunicazione tra paziente e terapeuta attraverso la relazione terapeutica, come afferma Watzlawick nel 1967 in Pragmatics of Human Communication.
Anche l’uso delle immagini non è caratteristica specifica dell’arteterapia: molti orientamenti psicoterapici usano le immagini visive come strumento per raggiungere il mondo interno: la tecnica delle libere associazioni di Freud, l’immaginazione attiva di Jung, le tecniche più recenti di terapie cognitive, la Gestalt, la Psicosintesi. Tutti questi orientamenti hanno come modalità di procedere l’acquisizione del materiale che riflette il mondo interno del paziente, e la lavorazione del materiale stesso ad opera congiunta del terapeuta e del paziente.

Allora quale può essere la specificità dell’arteterapia?
Come dice Luzzatto in L’approccio comunicativo in arteterapia, in Quaderni di Art Therapy Italiana 1, rispetto alle altre forme di psicoterapia che usano immagini mentali, l’arteterapia facilita l’esternalizzazione visiva delle immagini. La comunicazione che intercorre tra paziente e terapeuta viene modificata dall’atto della visualizzazione dell’immagine stessa. Il paziente ha a disposizione uno spazio (bidimensionale o tridimensionale) dove le sue immagini mentali possono essere visualizzate al di fuori di sé, oggettivate, guardate a distanza. Il paziente può trasformare le sue immagini una volta prodotte, in un modo che non sarebbe possibile con la terapia verbale.
Il campo terapeutico allora diventa da bi-polare tipico delle terapie verbali, a campo tri-polare, dove paziente, terapeuta e immagine costruiscono una comunicazione complessa.
Il processo di lavorazione del materiale infatti si snoda su tre dimensioni principali, la espressivo-creativa, che vede coinvolti paziente e immagine, e che vede nascere la propria creatività-espressività rafforzando l’identità personale; la simbolico-cognitiva, dove paziente e terapeuta si rapportano all’immagine creando un movimento dinamico tra immagini e parole fondamentale in arteterapia; la dimensione interattivo-analitica, che implica il rapporto diretto tra paziente e terapeuta e che vede l’emergere del gioco transferale e controtransferale che sta alla base di ogni relazione, compresa quella terapeutica.

Anche l’arteterapia, come le altre tecniche psicoterapeutiche, lavora con le immagini del paziente, contatta il suo mondo interiore nel tentativo di modificarlo.

Lo strumento pittorico e grafico è prezioso ed è presente in ciascuno di noi: molto spesso però diciamo che non sappiamo disegnare e che non siamo bravi con le mani. Quando invece si prova ad usare i materiali pittorici, spesso ci si accorge che è facile esprimere qualcosa di sé attraverso la creatività simbolica.