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Disturbi alimentari

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disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano un gruppo di malattie che vengono raggruppate in tre aree: bulimia nervosa (BN), anoressia nervosa (AN), disturbi del comportamento alimentare che non rientrano nelle 2 categorie precedenti, tra i quali il disturbo da alimentazione incontrollata o disturbo da abbuffate ricorrenti (binge eating disorder, BED).
Anoressia nervosa e Bulimia Nervosa sono due malattie diffuse prevalentemente tra giovani donne e comportano un’estrema preoccupazione per il peso e per l’aspetto fisico.
Le persone affette da questi disturbi mettono in atto tutta una serie di comportamenti (digiuno, molta attività fisica, uso eccessivo di lassativi e diuretici, vomito provocato) nel tentativo di bloccare l’aumento del peso, anche se il loro aspetto fisico è normale o addirittura denutrito.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molto dipendenti sia da fattori culturali sia da fattori predisponenti di tipo familiare e sociale, presenti soprattutto nei paesi occidentali. Una forte pressione dei mass-media verso la magrezza, il cambiamento di ruolo sociale della donna che è spinta ed incoraggiata allo sviluppo di un fisico androgino, una diffusa campagna di prevenzione nei confronti dell’aumento di peso, insieme a fattori predisponenti personali e familiari hanno prodotto nell’ultimo ventennio un aumento di persone affette da DCA.

NON BISOGNA CONFONDERE QUESTO DISTURBO CON ALTRI DISTURBI

Prima di dare inizio a qualunque tipo di intervento è strettamente necessario comprendere la natura del disagio del paziente. Ciò equivale a distinguere un disturbo alimentare schietto da una patologia organica o, all’estremo opposto, psichiatrica, pur caratterizzata da una concomitanza di sintomi.
Ancora bisogna escludere l’eventualità di semplici squilibri dovute ad abitudini alimentari disordinate o a proselitismi verso i dettami di diete che, per quanto arbitrarie ed estreme possano essere, non necessariamente evolvono in patologia.

QUALE TRATTAMENTO PER QUESTO DISTURBO

Sopratutto per questa patologia, più che per altre, è necessario coordinare, secondo le tendenze attuali, terapie differenti, ad esempio la farmacologica, la organica dietologica, la familiare, la individuale.
Si sta assumendo sempre più l’ottica delle terapie integrate, che vede la compresenza e la cooperazione di vari interventi: quello organico-medico-dietologico, quello farmacologico, quello sistemico-familiare, quello individuale che può arricchirsi di trattamenti verbali, di interventi sul corpo e sull’immagine corporea, di strumenti creativi e stimolanti l’immaginazione.
Nel campo della psicoterapia psicodinamica si sta osservando una attenzione sempre maggiore, in campo di DCA, ad utilizzare pensieri e metodi che poggiano sulla psicologia del profondo, secondo le trasformazioni scientifiche, culturali e sociali del nostro tempo.
Il superamento della distinzione organico-psicologico è quanto mai necessario in un disturbo come il DCA che vede coinvolti i vari piani dell’essere, biologico-corporale, psicologico-emotivo, relazionale-ambientale.
Le passate posizioni unilaterali e separate stanno ora dialogando, e chiamano il terapeuta psicodinamico ad interpretare la cura come cooperazione di diversi terapeuti, che, in sinergia, condividono l’obiettivo del benessere fisico e psichico del paziente, riconoscono le diverse professionalità impegnate, cooperano alla complementarietà delle diverse competenze professionali coinvolte.
Secondo questo modello, in caso di DCA non si approccerà un corpo magro ed emaciato, ma si accoglierà un corpo che rivelerà un precoce danneggiamento del mondo emotivo a partire dalle prime fasi dello sviluppo.
Il progetto dovrà dunque comprendere la cura del corpo, la cura del disagio mentale individuale, e la cura delle relazioni familiari, sia per quanto riguarda le loro più antiche alterazioni, sia per quanto riguarda le loro dinamiche attuali a seguito della manifestazione del disturbo da parte di uno dei membri.
Nel lavorare con questa patologia sarà pertanto necessario l’impegno dello psicoterapeuta, del medico nutrizionista, dello psichiatra che gestisce i farmaci, del terapeuta familiare.
La realizzazione di una integrazione di intervento terapeutico così articolato, aiuterà le parti scisse dal paziente stesso (corpo, emozioni, relazioni familiari ed amicali) ad integrarsi fra loro, in quanto i diversi terapeuti andranno sinergicamente ad agire sulle diverse componenti dell’individuo, attivando quell’attesa integrazione del mondo interno del soggetto.

Per ogni dubbio o approfondimento, contatta il CPP – Centro di Psicologia e Psicoterapia di Torino