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Disturbi dell’età evolutiva

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Psicologo e psicoterapeuta Torino-Disturbi dell'età evolutiva-Intervento psicologico con i bambini

La capacità di un bambino di percepire, riconoscere, comunicare i propri stati affettivi, le emozioni, i disagi varia nel corso dello sviluppo in base a numerosi fattori (il contesto in cui il bambino cresce, il suo “temperamento”, le relazioni e le modalità di interazione in cui si trova inserito e che man mano apprende, ecc.).

Naturalmente non possiamo aspettarci da un bambino la stessa capacità di introspezione o di comunicazione dei propri stati affettivi che potremmo aspettarci da un adulto. Molto spesso, soprattutto quando il bambino è molto piccolo, ciò che egli percepisce può essere qualcosa di indefinito (come ad esempio una vaga sensazione di disagio), oppure una sensazione di una emozione incontrollabile (come in un’esplosione di rabbia o di tristezza che non sa spiegare).

Diventa allora importante prestare attenzione ai diversi canali comunicativi attraverso i quali il bambino può esprimere tale disagio. Nel corso dell’età evolutiva i canali comunicativi principali sono quelli somatici e quelli comportamentali, con delle differenze legate sia all’età del bambino o al suo livello evolutivo, sia al contesto familiare e sociale in cui cresce.
Ogni bambino può avere una sua specificità rispetto ai sintomi con cui esprime il disagio: ad esempio un bambino potrebbe esprimere la propria ansia attraverso un gran mal di pancia (in assenza di un chiaro disturbo organico); un altro bambino potrebbe manifestarla con un comportamento dirompente o oppositivo oppure, al contrario, con un improvviso ritiro dai giochi e dalle relazioni; un altro ancora potrebbe manifestarla con disturbi del sonno o ricominciando a bagnare il letto; per un altro potrebbe invece essere una rabbia incontenibile e apparentemente immotivata quel campanello d’allarme che fa sì che il genitore si interroghi e si rivolga poi al clinico. Tra i vari segnali di disagio psicologico nell’infanzia potremmo trovare anche un calo del rendimento scolastico, tristezza e pianto eccessivi, variazioni dell’appetito e del peso, un ritorno a comportamenti tipici di fasi precedenti, paure e ansie apparentemente ingiustificate. Dobbiamo inoltre ricordare che lo stesso bambino potrebbe, man mano che attraversa le varie età e fasi evolutive, modificare la modalità di manifestazione del proprio disagio.

SVILUPPO, COMPITI EVOLUTIVI E DISTURBI

Lo sviluppo di un bambino è un processo complesso che ha alla sua base numerosi fattori, che coinvolgono le relazioni reciproche tra il bambino, il contesto in cui cresce e le figure di accudimento (di solito la madre o il padre).
Ogni bambino durante lo sviluppo deve affrontare una serie di compiti evolutivi per poter raggiungere le fasi evolutive seguenti, acquisire nuove capacità di autoregolazione e funzioni cognitive, emotive e relazionali più adattive e funzionali; e per fare ciò egli passa attraverso successivi momenti di adattamento e disadattamento. Lo sviluppo può aver luogo quindi in modo non lineare, attraverso successive fasi che implicano successive riorganizzazioni, le quali dipendono dalle molte variabili coinvolte. Il fatto che la progressione non sia lineare significa che ogni nuova capacità, ogni nuova funzione, ogni nuova struttura che emerge dal superamento (o dalla difficoltà) di un determinato compito evolutivo non sostituisce le precedenti, ma si integra ad esse e le incorpora. Questo significa che le esperienze precedenti nel corso dello sviluppo vanno ad influenzare e a vincolare le successive riorganizzazioni del processo di sviluppo, e pertanto possono andare a costituire dei fattori di vulnerabilità (che possono favorire lo sviluppo di disturbi) oppure dei punti di forza (che proteggono da eventuali disturbi). Diventa pertanto importante cogliere precocemente eventuali segnali di disagio ed intervenire al più presto.
È importante ricordare che non sempre un segnale di disagio si traduce in una patologia. Un bambino può trovarsi semplicemente alle prese con una crisi evolutiva o con una crisi adattiva: queste sono componenti normali dello sviluppo che si manifestano quando la maturazione si arresta temporaneamente o regredisce in presenza di fattori precipitanti esterni (crisi evolutiva; ad esempio scatenata dai cambiamenti del corpo in preadolescenza) oppure in presenza di fattori precipitanti meno rilevanti (crisi adattiva).
Ci sono inoltre situazioni in cui il bambino si trova a dover affrontare eventi di un certo peso e che possono mettere a dura prova la capacità di riprendere serenamente il percorso evolutivo. Questi eventi possono essere fisiologici o legati al ciclo di vita della famiglia (ad esempio un lutto; oppure la separazione dei genitori) oppure eventi traumatici (ad esempio un abuso sessuale o un maltrattamento, oppure un incidente stradale) che possono mettere a dura prova la sua integrità psichica, e possono favorire lo sviluppo di patologie.
Quando le “deviazioni” dal normale percorso di sviluppo assumono caratteristiche più stabili e durature, e portano a manifestazioni di sintomi che ostacolano la quotidianità e lo sviluppo, allora possiamo trovarci in presenza di un disturbo psicopatologico, e diventa opportuno pianificare un intervento adeguato al più presto, in quanto la plasticità del funzionamento mentale del bambino consente di ipotizzare che l’esito sarà tanto più positivo quanto più precoce sarà l’intervento.

VALUTAZIONE E INTERVENTO PSICOLOGICO CON I BAMBINI

Quando un bambino manifesta un disagio è necessario innanzitutto fare una corretta valutazione, che tenga conto degli aspetti evolutivi e di plasticità del funzionamento mentale del bambino e del suo modo di manifestare i sintomi in base all’età, della sua capacità cognitiva e affettiva, del suo mondo interno, nonché del contesto relazionale e sociale in cui è inserito, oltre che di tutta la sua storia di sviluppo.
La relazione tra psicologo e bambino è sempre sostenuta da strumenti adatti al livello evolutivo del piccolo. È lo psicologo che scende al livello del bambino e lo va a “cercare” proprio nel punto evolutivo in cui lui in quel momento si trova. Si utilizzano pertanto oltre al colloquio anche strumenti quali il gioco, il disegno o le fiabe che consentono al bambino di comunicare su un piano simbolico quanto accade dentro di lui.
L’intervento psicodinamico consente di indagare le dinamiche inconsce che stanno alla base del disturbo, gli affetti, le paure, le rappresentazioni, e di ristabilire nuovi equilibri più “sani” e adattivi, rimettendo in moto quel naturale processo evolutivo che aveva temporaneamente subito una battuta d’arresto.
La collaborazione tra psicologo e genitori è un elemento fondamentale per il corretto intervento: sono i genitori infatti a farsi inizialmente portavoce del disagio che il bambino non riesce ancora ad esprimere, essi forniscono le informazioni, possono a volte essere presenti in seduta (con i bambini più piccoli, regrediti o inibiti), e soprattutto diventano una grande risorsa nel processo di cura. I genitori infatti costituiscono l’ambiente relazionale e di crescita fondamentale del bambino nella quotidianità, ed è all’interno di questo ambiente relazionale così importante che i progressi man mano raggiunti in terapia possono essere consolidati o, al contrario, accidentalmente ostacolati. I genitori vengono quindi sempre coinvolti nel percorso terapeutico (in modo diverso in base all’età e al tipo di intervento) al fine di favorire e sostenere un lavoro efficace con i bambini.

ALCUNE DELLE PRINCIPALI CLASSI DI DISTURBO SONO:

Disturbi del neurosviluppodisturbi della comunicazione e del linguaggiodelle capacità motoriedi apprendimento; intellettivi; da deficit di attenzione e iperattivitàdisturbi dello spettro autistico, ecc;

Disturbi depressividisturbo depressivo infantile, disturbo disistimico, disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, ecc.

Disturbi d’ansiadisturbi d’ansia in età evolutivadisturbo d’ansia da separazionedisturbi fobici e fobia sociale, mutismo selettivo;

Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati;

Disturbo correlati a stress e traumidisturbo reattivo dell’attaccamento, disturbo disinibito dell’attaccamento, reazione acuta da stress, disturbo post traumatico da stress , ecc.;

Disturbo della nutrizione e dell’alimentazionepica, anoressia, bulimia, ecc;

Disturbi dell’evacuazioneenuresi, encopresi, ecc;

Disturbi della condotta e da comportamento dirompentedisturbo oppositivo provocatoriodisturbo della condotta, ecc.

Per ogni dubbio sullo sviluppo del tuo bambino, contatta il CPP – Centro di Psicologia e Psicoterapia di Torino