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La coppia PDF Stampa E-mail
martedė 22 giugno 2010

coppia.pngDott. Massimiliano Bertero

Dott.ssa Mariangela de Pascale

Dott.ssa Sara Ancois

  

  

  

  

1. SIGNIFICATO LETTERALE DEL TERMINE COPPIA

La lingua italiana 

Il Devoto Oli, il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana ed il Vocabolario Treccani concordano nell'attribuire al termine coppia un significato proteiforme in virtù dei diversi possibili contesti d'utilizzo.

  1. Nell'accezione più comune coppia (/'kɔppja, 'koppja/) indica un insieme di due oggetti o persone che si trovano in una qualche stretta relazione; due persone, due animali o cose uniti per uno scopo e considerati come un'unità organica; due persone di sesso diverso unite fra loro da un rapporto amoroso; un uomo ed una donna che si fanno vedere spesso insieme;
  2. in Sociologia: specificatamente l'insieme di due partner;
  3. in Matematica, o più precisamente nella Teoria degli Insiemi, la coppia ordinata è una collezione di due oggetti tra i quali si possa distinguere un primo componente o membro da un secondo componente (caso più semplice del concetto generale di ennupla ordinata): la coppia che ha come primo componente un oggetto identificato da a e come secondo un oggetto identificato da b viene denotata con la scrittura (a, b);
  4. in Fisica: l'insieme di due forze uguali parallele, di senso contrario e risultante nulla, applicate in due punti diversi di un corpo;
  5. in Cinematica ed in Meccanica: l'insieme di due elementi meccanici collegati in modo da avere reciprocamente una sola definita libertà di movimento (prismatica: pattino-guida; rotoidale: perno e cuscinetto; elicoidale: vite-madrevite; superiori: due elementi rotolanti uno sull'altro come due ruote dentate);
  6. nella terminologia propria della Bimetallica: parte di un congegno termoregolato costituito da due strisce di metalli diversi saldati insieme che, riscaldate, si incurvano a causa del diverso coefficiente di dilatazione;
  7. nella Pratica Sportiva: due atleti che gareggiano abbinati (come la gara a coppie del ciclismo) o due atleti che si alternano in pista contro altri equipaggi;
  8. in alcuni Giochi di Carte: indica un punteggio (come nel Poker) o due giocatori abbinati (come nel Bridge 1).  

 Curioso (ed eloquente) l'ideogramma che indica il termine coppia nella lingua Giapponese:

Il termine coppia sembra derivare dal latino còpla, forma contratta dell'originale e più antico vocabolo copula(m) 2.

Tale espressione, a sua volta, trarrebbe origine dalla fusione di una preposizione semplice e di una forma verbale: cum apio, ovvero legare con.

Nella letteratura latina 3 gli autori utilizzano questa terminologia nei contesti più disparati:

La Lingua Italiana (nel secolo scorso)

L'edizione del 1917 del Dizionario Petrocchi della Lingua Italiana evidenzia come l'evoluzione del nostro linguaggio abbia operato una distinzione prima inesistente, nobilitando il regno dell'umana esperienza mediante la sua separazione da quello animale e dagli ambiti propri degli oggetti o "cose".

Il risultato è la differenza di significato che sussiste fra il termine coppia ed il termine paio.

"Due cose della stessa specie messe insieme" recita il Petrocchi "ma va smettendo l'uso...[...]...Di cose non mangerecce e di animali più comune è paio o pìccia. Non si direbbe: una coppia di polli, di scarpe o di guanti ma un paio; non si direbbe una coppia di fichi secchi, ma una pìccia."

Continua l'Autore: "Di persona invece: una bella coppia di sposi, andare a coppie detto di gemelli o di due o più ragazzi della medesima altezza".

Giulia Petracco Sicari, nei suoi Studi4  linguistici sull'anfizona Ligure-Padana cita un testo che concorda con la linea del Petrocchi e sottolinea come

    "coppia differisce da paio

    perocchè

    quella esprime la idea di congiunzione,

    questo la idea di somiglianza

    ed è proprio soltanto di bestie e di cose".

     

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La patologia all'interno del sistema famiglia PDF Stampa E-mail
mercoledė 07 aprile 2010

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Sintomo, disturbo e tratto di personalita’

La parola sintomo deriva dal greco ed ha due diverse accezioni, con qualcosa in comune. Il primo significato descrive la natura del sintomo: accidente, avvenimento fortuito; mentre il secondo si riferisce maggiormente alla sua funzione: urtare insieme, scontrarsi. Quando si parla di sintomo, solitamente ci si riferisce alla prima accezione, interpretandolo come indizio o segnale da essere preso in considerazione. Ma unendo i due significati si ottiene un’alternativa sistemica interessante: scontro tra più persone che attiva un accidente o segnale, o accidente o segnale che attiva lo scontro tra più persone (fonte internet).

In particolare, per ciò che concerne l’argomento qui esposto, vale a dire il sintomo inteso come personalità disfunzionale, Matteo Selvini e Anna Maria Sorrentino descrivono come disturbo della personalità “una configurazione pervasiva del carattere di una persona, che rappresenta un’organizzazione difensiva rispetto ai vissuti soggettivi di sofferenza, rispetto agli stress relazionali ed esistenziali, rispetto alle sfide evolutive; essa è caratterizzata da un funzionamento ripetitivo, per lo più non funzionale, proprio per il tipo rigido di risposta che viene messo in atto” (2004, p. 1). I sintomi emergerebbero, quindi, quando le organizzazioni difensive della personalità collassano o devono essere ulteriormente irrigidite per tenere a bada una nuova ondata di sofferenza. Si dovrebbe quindi ritenere normale la variabilità degli assetti difensivi riconoscibili in ogni individuo, ma patologica la sua rigidità, che si esprime in un impoverimento del funzionamento psichico. Quindi, più è importante la patologia, più queste caratteristiche della persona saranno rigide, inappropriate all’età e alla situazione, tali da procurare ulteriori quote di disagio soggettivo ed interpersonale.

Gli stessi autori, suggeriscono l’utilizzo del concetto di tratti, più che di disturbi di personalità, poiché appaiono più utili per entrare in sintonia con le persone, immaginare una possibile evoluzione e ipotizzare un approccio terapeutico rispondente ai loro bisogni (Ibidem).

Il terapeuta non si propone di riequilibrare i tratti in genere, tratti che danno specificità ad ogni singola personalità, ma lavora solo su quelli disfunzionali, che appaiono direttamente correlati alla sofferenza del soggetto e che stanno alla base dei sintomi.


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Introduzione alla teoria sistemica PDF Stampa E-mail
mercoledė 07 aprile 2010

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La teoria dei sistemi

Fino agli anni ‘50 si riteneva che i sistemi orientati ad uno scopo potessero essere spiegati solo se si attribuiva ad essi un principio vitalistico; come superamento del meccanicismo precedente. Questo atteggiamento, proprio di una scienza ancora salda sulle teorie positivistiche, fu messo in discussione con l'introduzione della Teoria dei sistemi.

Tale teoria si sviluppa quando viene riconosciuto che fenomeni fisici e biologici possono presentare in sé la caratteristica di essere un’entità intera, dove parti fra loro differenti sono interconnesse e interagenti, ma tali per cui la loro somma è comunque diversa dall’intero ed un qualsiasi cambiamento in una di esse influenza la globalità del sistema. (Ganda e Giuliani, fonte internet).

La teoria dei sistemi ha costituito una rivoluzione che ha fatto sperare di poter presto costituire una scienza unificata e onnicomprensiva dei sistemi. Von Bertalanffy affermava infatti che sia che si tratti di organismi, sia che si tratti di società, le caratteristiche essenziali dell’organizzazione sono costituite da nozioni quali quelle di “totalità, crescita, differenziazione, ordine gerarchico, ascendenza, controllo, competizione ecc.” (Ibidem). Insomma il tutto è più della somma delle sue parti, perché è un tutto integrato, le cui proprietà derivano dalla relazione delle sue parti, oltre che dalle loro caratteristiche. Non basta cioè conoscere bene gli individui di un insieme per sapere cosa fanno ed è necessario perciò passare dall'attenzione ai singoli elementi all’attenzione per le relazioni che uniscono questi elementi.

Il concetto di sistema (dal greco systanai, “porre insieme”) permette di ampliare la prospettiva di osservazione e, di conseguenza, le possibilità di cambiamento. L’unità di osservazione e il focus del lavoro è la relazione anziché la mente individuale, e il contesto in cui essa si trova. È un salto di prospettiva che, nella terapia, implica l’assunzione di una prospettiva che coglie la complessità delle relazioni.

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Relazione sul laboratorio creativo in un asilo nido PDF Stampa E-mail
giovedė 17 dicembre 2009
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Relazione sul laboratorio creativo, attività svolta dal mese di febbraio al mese di luglio 2009, con cadenza settimanale all’interno di un asilo nido, dalla Dott.ssa Valeria Bianchi Mian, psicologa, psicoterapeuta individuale e di gruppo, psicodrammatista.

 

 

Ritengo di fondamentale importanza accennare all’evoluzione che i piccoli ospiti del nido hanno avuto nel corso del tempo, ai progressi che ho notato, anche se in questa relazione mi riferirò principalmente alla dinamica del gruppo nel suo complesso, non essendo questa la sede per argomentare nello specifico di eventuali casi singoli.

 

Pensando al progetto del laboratorio, inizialmente ero partita strutturando una serie di incontri organizzati come sotto:

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PTSD – Post Traumatic Stress Disorder PDF Stampa E-mail
martedė 08 dicembre 2009

IL DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

 

Dott.ssa Erika Debelli

 

Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è una diagnosi che viene spesso utilizzata quando si manifestano delle conseguenze in seguito ad un trauma psichico. Il PTSD è solo uno dei possibili esiti di un trauma psichico, ed infatti solo al 40% delle persone che subiscono un trauma viene fatta questa diagnosi. Si manifesta in modo molto sfaccettato, con livelli di interferenza diversi sulla capacità adattive.

Tuttavia si può ricondurre ad alcune caratteristiche distintive, elencate dal manuale diagnostico ICD-10 (Decima Revisione della Classificazione Internazionale delle Sindromi e dei Disturbi Psichici e Comportamentali):

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