Relazione sul laboratorio creativo in un asilo nido
Relazione sul laboratorio
creativo, attività svolta dal mese di febbraio
al mese di luglio 2009, con cadenza settimanale all’interno di un asilo nido,
dalla Dott.ssa Valeria Bianchi Mian, psicologa, psicoterapeuta individuale e di
gruppo, psicodrammatista.
Ritengo di fondamentale importanza accennare all’evoluzione che
i piccoli ospiti del nido hanno avuto nel corso del tempo, ai progressi che ho
notato, anche se in questa relazione mi riferirò principalmente alla dinamica
del gruppo nel suo complesso, non essendo questa la sede per argomentare nello
specifico di eventuali casi singoli.
Pensando al progetto del laboratorio, inizialmente ero
partita strutturando una serie di incontri organizzati come sotto:
Primi passi (fase di osservazione): ritmo e colore sono le parole
chiave per i primi due incontri con il gruppo di bambini. Gli strumenti che
verranno utilizzati per sperimentare e sviluppare le abilità e la fantasia dei
piccoli partecipanti sono principalmente: la musica e il necessario per disegnare
(fogli da disegno, pastelli), ma anche alcuni giochi verbali.
Dal terzo incontro in poi (fase dello sperimentare insieme):i cinque
sensi è il concetto chiave di questa seconda fare. I bambini saranno
condotti ad esplorare in modo creativo le proprie possibilità espressive.
Alcuni esempi: riproduzione
grafica di sensazioni fisiche, autoritratto e ritratto con diversi materiali
(grafici, plastici e anche la macchina fotografica Polaroid), utilizzo della
voce per creare una musica in gruppo, mescolare i colori, produrre una
fiaba attraverso la drammatizzazione con azioni e
parole e la personificazione, nonché l’interpretazione di stati d’animo
differenti.
In questa fase, oltre che sullo
sviluppo delle abilità motorie e manuali, si lavorerà in particolare sullo sviluppo
della capacità di ideazione, stimolando i bambini a proporre argomenti e
immagini; lavoro individuale e lavoro in gruppo saranno modulati in questa fase
a seconda della dinamica dell’incontro specifico e della necessità di
un’osservazione mirata delle stesse.
Ultimi tre incontri (fase della raccolta): raccolta
è la parola chiave di questa ultima fase, che in ogni caso lascia aperta la
possibilità di un nuovo ciclo di incontri.
Si lavorerà in particolare sullo sviluppo
di una prima capacità organizzativa, attraverso le drammatizzazioni. Verranno utilizzate varie tecniche espressive, al fine di ampliare
la capacità di conoscere a livello multisensoriale (musica e voce, disegno,
rudimenti di drammatizzazione), e di trasformare una materia in creazione.
Dello schema
iniziale ho dovuto modificare in itinere la distribuzione delle proposte di
attività in base al livello di sviluppo cognitivo dei bambini e delle
possibilità comunicative degli stessi. Riguardo a questo ultimo punto, per
esempio, la presenza di alcuni bambini provenienti dall’estero ha necessitato
di un lavoro ancora più attento e articolato anche nelle parole e nelle
immagini offerte per stimolare l’apprendimento. Per molti di questi bambini la
lingua parlata in famiglia era quella d’origine, mentre all’asilo si sono
trovati a confronto con l’utilizzo dell’italiano. Importante è stata dunque
l’attenzione particolare alle parole nuove attraverso il gioco e la
drammatizzazione.
Dagli studi di
psicologia evolutiva sappiamo che, dai 18 mesi in poi, abbiamo la comparsa
della funzione simbolica (Jean Piaget, in primis), funzione per la quale il
bambino è in grado di cominciare ad agire con un certo grado di coscienza
infantile sulla realtà esterna. Può cioè immaginare, pensare gli effetti delle azioni
che desidera compiere, senza doverle per forza mettere in pratica concretamente
per osservare gli effetti delle stesse. Il bambino utilizza la parola non solo
per dire le azioni che fa (come il nominare un oggetto che vuole afferrare), ma
anche per descrivere oggetti e situazioni non presenti e per narrare quello che
ha visto o fatto in precedenza. Il bambino riconosce gli oggetti, anche se ne
vede solo una parte. È inoltre in grado di imitare i comportamenti e le azioni
di un modello, anche dopo che questo è uscito dal suo campo percettivo. Sa
distinguere i vari modelli e sa imitare anche quelli che per lui hanno
un'importanza di tipo affettivo. Vedi ad es. i giochi simbolici che implicano
"fingere di fare qualcosa" o "giocare un ruolo".
Ho potuto
notare il deciso sviluppo che la funzione simbolica ha avuto nel corso dei mesi
per i partecipanti al gruppo, soprattutto rispetto alla capacità di alcuni
(quelli più grandi) di entrare ed uscire dai ruoli nelle drammatizzazioni e
nell’attenzione e partecipazione di fronte al mio racconto di fiabe
improvvisate. Ho dovuto comunque ridurre le mie aspettative iniziali,
trovandomi di fronte a diverse difficoltà di tipo linguistico. Inoltre,
inizialmente, circa la metà dei bambini si sono mostrati più timidi e difficili
da coinvolgere. Un paio di maschietti in particolare erano piuttosto aggressivi
nei confronti degli altri e poco attenti alle proposte di attività, ma, nel
tempo, ho visto modificare questi atteggiamenti, non solo ma anche in base al
riconoscimento e all’attesa da parte di tutto il gruppo dello spazio-tempo
comune.
Grande aiuto in questo movimento evolutivo è stato IL
CARTELLONE.
Il cartellone da dipingere ha permesso la creazione di un
momento riconoscibile nel tempo, atteso e gradito (urla e battito di manine non
si facevano attendere quando estraevo un cartellone nuovo per dare avvio e poi
per chiudere ogni incontro con uno spazio dedicato al disegno e alla pittura) e
valutato (mostrando il “nostro quadro” alla fine del laboratorio i commenti di
tutti i bambini erano positivi) e ha permesso di radunare tutti, ma proprio
tutti (per non meno di un quarto d’ora) intorno ad un lavoro comune. Altri
giochi con i colori, il ritagliare e colorare dei semplici fogli di carta, mi hanno
permesso di osservare almeno in parte alcuni atteggiamenti (tipo: un bambino
era solito bucare con il pennarello gli occhi delle facce disegnate da me e
colorate dagli altri) e di convogliare l’aggressività di alcuni in un’attività
specifica (il disegno e il ritaglio di maschere).
Una parte importante nel laboratorio l’ha svolta
L’IMPROVVISAZIONE TEATRALE.
Portare con me diversi oggetti, carta, tessuti, nastri colorati
scotch di carta mi ha permesso di costruire costumi rudimentali per poi mettere
in scena nel corso degli incontri personaggi fiabeschi quali la principessa, il
cavaliere, il musicante, la fatina, e altri, tutti rappresentati dai bambini.
In questi scenari, pupazzi come il drago, la piovra, e le varie bambole,
svolgevano un ruolo importante di stimolo alla narrazione e alla
drammatizzazione. Utilizzando i pupazzi e le bambole già presenti in struttura,
fornendo voci diverse e buffe ad ognuno di loro, come in un teatro di burattini
ho improvvisato diverse fiabe e brevi storie basandomi sui temi del gruppo: il “No”,
il fare i capricci, l’ubbidire ai genitori e alle maestre, il lavarsi le mani e
il tenersi puliti, il mettere in ordine i giocattoli dopo aver giocato,
l’affettività e la relazione con gli altri bambini, il ripetere “E’mio!”,
eccetera…
IMPORTANTE: in luglio i bambini hanno cominciato non solo a
chiedermi di dar voce a questo o a quel pupazzo, ma a drammatizzare loro da
soli e tra di loro con i giocattoli.
Ho sempre alternato le attività di disegno, racconto di fiabe e
drammatizzazione, perché i bambini reggevano al massimo 20 minuti ogni area di
attività, quindi in un’ora dovevo passare dall’una all’altra con molta
fluidità.
Il teatrino improvvisato, oltre a fornire momenti di vero
divertimento per i bambini mi ha permesso di osservare le dinamiche del gruppo
attraverso la scelta dei ruoli e la relazione tra gli stessi in una sorta di
proto-drammatizzazione.
L’esperienza del laboratorio è stata nel suo complesso molto
ricca e direi positivamente accolta dai bambini ai quali è stata offerta.