Cosa fa lo psicoterapeuta? PDF Stampa E-mail

Dott.ssa Erika Debelli

Orientarsi nel mare delle tecniche e teoria "psi" (psicologia, psicoterapia, psicoanalisi, ecc.), ognuna con le sue scuole e orientamenti teorici, risulta a volte complesso per chi non sia dotato di una "bussola" che fornisca almeno i punti cardinali che permettono una agile navigazione.

Un primo orientamento ci può arrivare dalla legge vigente in materia. L'art. 1 della legge n. 56 del 18/02/1989 sull'ordinamento della professione di psicologo recita: "La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito". E' opportuno ricordare che può esercitare la professione di psicologo solo chi, in seguito a Laurea quinquennale in Psicologia, ha conseguito l'abilitazione mediante Esame di Stato ed è iscritto all'Albo dell'Ordine degli Psicologi.

 

L'art. 3 della stessa legge chiarisce invece il ruolo dello psicoterapeuta; "L'esercizio dell'attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n.162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all'art. 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica". La peculiarità dell'intervento psicoterapeutico riguarda la possibilità di effettuare interventi non solo di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico, ma anche di vera e propria terapia. Questa viene effettuata in base all'orientamento teorico di riferimento del terapeuta (che può essere di tipo psicoanalitico o psicodinamico, sistemico, cognitivista ecc.), il quale interviene in base alle problematiche presentate dal paziente, alle sue caratteristiche di personalità e alla patologia, e rispondendo sempre in modo unico a quel particolare campo bipersonale paziente-terapeuta che viene a crearsi nel corso delle sedute.

In merito in particolare alle differenze tra psicoanalisi e psicoterapia, Giuseppe Pellizzari osserva come queste sembrino ridursi, da un punto di vista eminentemente pratico, essenzialmente al fatto che "la psicoterapia è quella vasta area di esplorazione dove i terapeuti di fatto sono costretti a rinunciare ai loro strumenti di precisione e al comfort del loro tradizionale armamentario normativo, per misurarsi con una realtà sfuggente e imprevedibile che richiede improvvisazione e fantasia" (Pellizzari, 2002). Ciò non significa rinunciare alla teoria e alla tecnica prevista da ciascun orientamento psicoterapeutico, ma mantenerla sempre presente sullo sfondo e come riferimento di base per dedicarsi in modo vivo e attuale a quanto c'è di più "sfuggente e imprevedibile": il campo della soggettività. È utile ricordare come chi si avvicini per la prima volta alla psicoterapia si trovi alle prese con un modo diverso di affrontare la sofferenza, difficilmente identificabile rispetto alle classiche categorie di cura medica precedentemente conosciute nel corso della propria vita. Non ha più infatti davanti a sé un percorso di terapia e cura "medica", oggettivante e oggettivabile ed in ciò rassicurante, ma si trova ad avviarsi su di un percorso che, proprio per il fatto di lavorare sulla soggettività, apre ad una serie di interrogativi e di possibilità.

Ma fondamentalmente il primo e fondamentale interrogativo che si pone chi per la prima volta si avvicina alla psicoterapia può essere espresso in un generico e ancora confuso: "..ma esattamente cosa fa lo psicoterapeuta?". Di seguito tenteremo di dare una prima risposta a questo generico interrogativo, una risposta necessariamente generica e non esaustiva rispetto alla gran mole di lavoro e di ricerca esistente in questo ambito. Ma sarà utile a dare almeno qualche punto di riferimento e di orientamento generale a chi voglia avvicinarsi al mondo della psicoterapia, ed in particolare della psicoterapia ad orientamento psicodinamico. Di seguito pertanto presenteremo, riassumendolo ed eventualmente rielaborandolo, quanto già esposto da G. O. Gabbard in "Introduzione alla psicoterapia psicodinamica" (2004).

Oltre che sui costrutti psicoanalitici, la psicoterapia psicodinamica secondo Gabbard si basa su un insieme di modelli teorici di riferimento, tra i quali possiamo ricordare la psicologia dell'Io, la teoria delle relazioni oggettuali, la psicologia del Sé e la teoria dell'attaccamento. È un trattamento  che si basa sulle interpretazioni del materiale psichico portato in seduta, del transfert e della resistenza, interpretazioni fornite secondo tempi accuratamente definiti e in base ad una attenta valutazione di come il terapeuta contribuisce all'interazione con il paziente.

I concetti chiave cui fa riferimento la teoria psicodinamica secondo Gabbard sono:

"1) gran parte della vita mentale è inconscia;

 2) l'adulto è plasmato dalle interazioni fra esperienze infantili e fattori genetici;

 3) il transfert del paziente nei confronti del terapeuta è una fonte primaria di comprensione;

 4) il controtransfert del terapeuta fornisce informazioni preziose su ciò che il paziente induce negli  altri;

 5) la resistenza del paziente al processo terapeutico è un punto cruciale della terapia;

 6) sintomi e comportamenti assolvono molteplici funzioni e sono determinati da forze complesse e spesso inconsce;

 7) il terapeuta psicodinamico aiuta il paziente ad acquisire un senso di autenticità e unicità."

Il transfert e la sua analisi rappresenta uno dei punti centrali della psicoterapia. Secondo la classica definizione di nevrosi di transfert tutti i conflitti, le difese e le modalità relazionali infantili del paziente riemergono nella seduta, si riattualizzano e si concentrano attorno alla figura dell'analista. Ad esempio nel corso di una terapia sufficientemente lunga un paziente potrebbe percepire il terapeuta come padre, madre, fratello, o figlio. Ognuna di queste relazioni transferali riporterà nel presente e nell'attualità della seduta alcuni elementi di relazioni "altre", che potranno essere analizzate proprio nel loro ripresentarsi all'interno della seduta. In questo modo i pazienti potranno usare l'interpretazione del transfert (se effettuata a tempo debito) per capire come le modalità relazionali che si presentano nella terapia siano simili a quelle che hanno caratterizzato (o caratterizzano ancora) anche altri rapporti interpersonali.

L'intervento in psicoterapia psicodinamica fa riferimento secondo Gabbard ad alcuni concetti fondamentali, di seguito riassunti.

NEUTRALITÀ, RISERVATEZZA E ASTINENZA

Sono tre concetti classici della teorizzazione freudiana relativi alla modalità di partecipazione del terapeuta in psicoterapia, ma negli ultimi decenni si è assistito ad una loro riformulazione. Per quanto siano ancora considerati validi, tuttavia questi non sono più applicati in modo talmente rigido da condurre il terapeuta ad essere freddo e impassibile come un tempo.

La neutralità consiste nella capacità del terapeuta di porsi in una posizione di equidistanza dalle tre istanze psichiche presenti nella realtà interna del paziente (Es, Io e Super Io) e dalle richieste della realtà esterna. Concretamente ciò porta all'assunzione da parte del terapeuta di una posizione non giudicante nei confronti dei desideri, pensieri, sentimenti e comportamenti del paziente. Il terapeuta potrebbe così esaminare insieme al paziente i diversi aspetti di un problema (ad esempio matrimoniale), mantenendo però un livello di neutralità appropriato che consenta al paziente di prendere poi autonomamente una decisione. Gabbard puntualizza in merito ad alcuni comportamenti, quali i comportamenti criminali, per i quali la neutralità non è possibile, anche perché condurrebbe il paziente a pensare che il terapeuta giustifichi tacitamente i suoi comportamenti e la loro realizzazione, rendendoli in un certo senso accettabili.

La riservatezza ci riporta alla necessità per il terapeuta di non rivelare informazioni sulla propria persona, per non influenzare il transfert, mantenendo sempre al centro della scena il paziente. Tuttavia l'evoluzione della teorizzazione psicodinamica ha condotto a posizioni meno rigide, riconoscendo che nella realtà il terapeuta comunica in ogni caso in continuazione aspetti della propria persona, ad esempio attraverso il proprio comportamento o attraverso l'arredamento della stanza. Ciò ha condotto a considerare il transfert non più solo una riattualizzazione di relazioni del passato del paziente, ma anche il risultato della percezione della relazione attuale con il terapeuta.

L'astinenza si può riassumere nella necessità di evitare una gratificazione eccessiva dei desideri transferali del paziente. Un notevole grado di gratificazione può derivare, ci ricorda Gabbard, già dal semplice ascolto caldo e attento delle parole del paziente.

Si può quindi concordare con l'Autore sul fatto che l'attuale versione dei tradizionali principi di neutralità, riservatezza e astinenza possano essere riassumibili in un atteggiamento improntato ad "una certa sobrietà ed autodisciplina". Il terapeuta tuttavia deve farsi coinvolgere almeno in parte nelle "danze" del paziente, e permettere che il controtransfert abbia il suo corso per poter entrare a conoscere il mondo interno del paziente.

INTERVENTI  DEL  TERAPEUTA

Gabbard raggruppa gli interventi del terapeuta lungo un continuum che va da un polo maggiormente espressivo ad un polo maggiormente supportivo, ricordando che la loro classificazione non deve interferire con lo svilupparsi autonomo e spontaneo del dialogo terapeutico.

L'interpretazione è l'intervento terapeutico principale, ed è il più vicino al polo espressivo. L'interpretazione serve a rendere i pazienti consapevoli di elementi che si trovano al di fuori della propria coscienza, a rendere conscio qualcosa che prima era inconscio, a segnalare connessioni tra fenomeni, e a spiegare motivi e significati favorendo l'insight. Il lavoro interpretativo può focalizzarsi su desideri inconsci, fantasie, credenze, componenti presenti nelle relazioni infantili, o componenti presenti nelle relazioni attuali o nel transfert all'interno della relazione paziente-terapeuta. L'interpretazione può anche affrontare temi legati alle resistenze e ai meccanismi di difesa, o ancora temi relativi agli aspetti contro cui queste difese sono dirette; può mettere in evidenza paure e fantasie che si presentano nel processo terapeutico e che spesso sono in relazione con il transfert che si sta sviluppando. Il transfert può essere interpretato, ma solo quando il materiale è relativamente accessibile alla coscienza, altrimenti il paziente può sentirsi incapace di capire quanto detto dal terapeuta e sentirsi incompreso. È utile prestare attenzione anche alle situazioni extratransferali, in quanto è necessario ricordare che il transfert serve per aiutare il paziente proprio a capire relazioni significative al di fuori della terapia.

L'osservazione è il successivo tipo di interevento psicoterapeutico sul continuum espressivo-supportivo. Il terapeuta semplicemente osserva, senza offrire spiegazioni o collegamenti, un comportamento, la sequenza di alcuni commenti, oppure un movimento affettivo di cui il paziente non è consciamente consapevole. Il terapeuta lascia che il paziente rifletta sull'osservazione, senza altre spiegazioni.

La confrontazione è un tentativo di portare l'attenzione del paziente su temi che tende ad evitare, e serve ad evidenziare l'evitamento di materiale conscio.

La chiarificazione è l'intervento successivo sul continuum, e serve a portare chiarezza su temi che appaiono vaghi o confusi. Può servire per aiutare il paziente a riconoscere alcuni elementi oppure per aiutare il terapeuta a verificare la correttezza delle sue deduzioni; oppure può servire a riassumere quanto esposto dal paziente e a riorganizzare i suoi racconti.

Spostandoci maggiormente verso il polo supportivo troviamo l'incoraggiamento a elaborare e la validazione empatica, entrambi utilizzabili per rafforzare l'alleanza terapeutica e per raccogliere informazioni. In particolare la validazione empatica è utile all'inizio della terapia: per mezzo di questa il terapeuta tenta di immergersi nello stato interno del paziente e di assumere il suo punto di vista, ed in tal modo il paziente può sentirsi compreso, con una conseguente ricaduta positiva sull'instaurarsi di una buona alleanza terapeutica. Altri esempi di validazione empatica sono gli interventi di conferma e validità dei sentimenti provati dal paziente, utili soprattutto nel caso di storie di traumi infantili che non sono stati in seguito validati; in questo caso un intervento di conferma permette di eliminare i dubbi sull'esperienza della realtà e di ristabilire un senso di identità.

Gli interventi psicoeducazionali e i consigli ed elogi si trovano all'estremità supportiva del contnuum, e sono utilizzati secondo Gabbard soprattutto dalla psicoterapia supportiva. Gli interventi psicoeducazionali consistono in informazioni specifiche relative alla formazione professionale del terapeuta fornite al paziente, mentre gli elogi mirano a rinforzare atteggiamenti e comportamenti costruttivi e positivi.

OBIETTIVI DEL PAZIENTE E OBIETTIVI DEL TERAPEUTA

Secondo Gabbard non sempre gli obiettivi del terapeuta e quelli del paziente coincidano. Raramente i pazienti arrivano in terapia con aspettative realistiche; più spesso arrivano con l'aspettativa magica di essere "rimessi in sesto" in breve tempo e magari anche senza troppa fatica o sofferenza. È allora necessario chiarire gli obiettivi, ridimensionare le aspettative, sottolineando come gli obiettivi vanno perseguiti insieme, grazie ad un'attiva collaborazione e uno sforzo da parte del paziente. Gli obiettivi vanno ridefiniti periodicamente; conflitti che inizialmente sono completamente inconsci non possono ovviamente ancora entrare in gioco in una prima valutazione iniziale degli obiettivi. Ma la loro definizione non deve essere imposta in modo rigido, per non favorire un atteggiamento da falso Sé (il paziente che dichiara un cambiamento solo per compiacere il terapeuta), e per non provocare paradossalmente una situazione di stallo (dovuta al focalizzare l'attenzione più sugli obiettivi che sui processi di transfert e controtransfert). Può essere invece con alcuni pazienti utile rimanere senza obiettivi per un certo periodo, e permettere loro di intraprendere esplorazioni autonome. È necessario comunque un certo equilibrio tra presenza e assenza di obiettivi per poter mantenere un clima terapeutico soddisfacente e rispondente alla patologia presentata dal paziente, nonché alle modificazioni in atto durante il percorso terapeutico.

OBIETTIVI  ED AZIONE TERAPEUTICA

È difficile definire i meccanismi dell'azione terapeutica. Per lungo tempo l'insight (che potremmo indicare con Etchegoyen (1986) come l'accesso a una conoscenza che fino a quel momento non era tale; l'insight corrisponderebbe a quel momento di novità, di creazione, nell'accesso a questa conoscenza) è stato considerato il principale strumento di cambiamento terapeutico, ma ultimamente si ritiene che il cambiamento sia mediato non solo da questo ma anche dall'esperienza che viene fatta nella psicoterapia di un nuovo tipo di relazione. Questi due meccanismi operano in modo sinergico nella maggior parte dei casi, e non viene quindi più ricercato un singolo meccanismo d'azione nella terapia, in quanto ormai si riconosce come le modalità del cambiamento varino anche in funzione delle caratteristiche individuali del paziente e del terapeuta, e soprattutto  in funzione dalla diade che si stabilisce nella relazione terapeutica.

Gli obiettivi della terapia e le modalità di intervento dipendono, oltre che dalle richieste del paziente e dalla sua patologia e struttura di personalità, anche dall'orientamento teorico del terapeuta. In alcuni orientamenti prevarrà un modello medico che punta alla rimozione dei sintomi, in altri l'obiettivo sarà principalmente un'attribuzione di significati e un'aumentata esperienza del Sé.

Possiamo presentare brevemente alcuni dei principali obiettivi delle psicoterapie ad orientamento psicodinamico. Facciamo ancora riferimento a quanto esposto da Gabbard (2004), ricordando ancora come questo non necessariamente rappresenti un elenco completo, quanto piuttosto un'indicazione di massima di alcune delle linee principali di intervento.

RISOLUZIONE DEL CONFLITTO. I sintomi testimoniano l'esistenza di conflitti inconsci, di cui rappresentano una soluzione di compromesso; scopo della terapia è quello di esplorare i conflitti inconsci e di risolvere i sintomi che questi conflitti producono. Ciò conduce non tanto all'eliminazione del conflitto, quanto piuttosto alla produzione di formazioni di compromesso più efficaci ed adattive. Gabbard cita a titolo di esempio il blocco dello scrittore in un giovane che senta inconsciamente che il suo successo lo pone in competizione con il padre: il blocco può essere interrotto dall'esplorazione del conflitto inconscio e dell'ansia ad esso legata.

RICERCA DELLA VERITÀ. Il terapeuta conduce il paziente a distinguere ciò che egli è da ciò che vorrebbe essere, ciò che rappresenta il suo vero Sé da ciò che rappresenta il suo falso Sé. La terapia dovrebbe condurre ad un senso di autenticità e di vivere secondo la propria vera natura.

MAGGIORE CAPACITÀ DI CERCARE OGGETTI-SÉ APPROPRIATI. Secondo Kohut (1984) e la psicologia del Sé, noi ci garantiamo la nostra sopravvivenza psichica grazie all'utilizzo di "altri" che svolgono per noi alcune funzioni oggetto-Sé (quali rispecchiamento, conferma, validazione e idealizzazione). La terapia consisterebbe nell'aiutare chi ne fa un uso immaturo e non adattivo a sviluppare una capacità di ricerca e utilizzo di oggetti-Sé più appropriata e matura.

MIGLIORAMENTO DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI COME RISULTATO DI MAGGIORE COMPRENSIONE DELLE PROPRIE RELAZIONI OGGETTUALI INTERNE. Il terapeuta aiuta il paziente a capire in quale modo le rappresentazioni interne di sé e degli altri vanno ad agire sulle sue relazioni interpersonali, e può condurre ad una reintegrazione di alcuni aspetti di sé che altrimenti il paziente tende a proiettare inconsciamente negli altri. Attraverso questo processo di riappropriazione e integrazione il paziente può riconoscere cosa appartiene al Sé e cosa appartiene agli altri, con un conseguente miglioramento delle relazioni interpersonali.

CREAZIONE DI SIGNIFICATO ALL'INTERNO DEL DIALOGO TERAPEUTICO. Non si pensa più ad un significato unico da attribuire ad eventi ed esperienze, quanto piuttosto ad una costruzione congiunta di significato all'interno del processo psicoterapeutico. Tra la scoperta di significati inconsci già presenti e la creazione di significati attraverso il dialogo terapeutico esiste per Gabbard una tensione dialettica a cui contribuiscono in modo congiunto paziente e terapeuta.

MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONE RIFLESSIVA. Importante nei casi di compromissione della capacità di mentalizzare (ad esempio nei casi di esperienze precoci di trauma o trascuratezza). Permette di sviluppare la capacità di distinguere la rappresentazione interna di una persona da ciò che questa persona è nella realtà esterna; consente inoltre di sviluppare un senso del mondo interno degli altri e di riconoscerlo come diverso dal proprio mondo interno. Ciò favorisce la comprensione dell'intersoggettività e la possibilità di comprendere i propri comportamenti come generati da sentimenti, credenze,conflitti e motivazioni.

AZIONE TERAPEUTICA

Sarebbe opportuno parlare, più che di azione terapeutica, di "azioni terapeutiche", in quanto sappiamo che l'azione terapeutica si esplica attraverso molteplici meccanismi, e che pazienti diversi possono usare aspetti diversi dell'intervento terapeutico al fine di facilitare i loro processi di cambiamento.

Una classica ricerca svolta da Wallerstein (1986) ha messo in evidenza come, in seguito al passaggio di un gruppo di pazienti da un approccio terapeutico iniziale maggiormente espressivo ad uno più supportivo, si rilevassero cambiamenti strutturali equivalenti ed altrettanto duraturi in entrambi gli approcci. Blatt (1992), riesaminando lo stesso gruppo di pazienti, ha notato come gli approcci psicoterapeutici adottati in tale studio fossero stati modificati in base al quadro psicopatologico dei pazienti stessi. Ha così riscontrato che quelli che presentavano patologia anaclitica (quindi più preoccupati da problemi relazionali che dallo sviluppo del Sé) traevano meno benefici dall'insight attraverso l'interpretazione e più dalla relazione terapeutica in sé (polo supportivo). Al contrario i pazienti con patologia introiettiva (più concentrati sui processi ideativi, in cui ha un ruolo primario lo sviluppo ed il mantenimento del concetto di Sé, e meno interessati alle relazioni interpersonali) sembravano maggiormente responsivi ad insight e interpretazione (polo espressivo). Tuttavia Gabbard sottolinea come i terapeuti debbano ricordare che nei pazienti si presenta normalmente una miscela di questi due stili, e pertanto essi traggono giovamento sia dall'insight che dalla relazione. È necessario quindi fare riferimento ad un modello integrato dell'azione terapeutica che consideri entrambe le componenti, l'interpretazione e l'interazione, sempre all'interno della relazione.

STRATEGIE CHE FACILITANO IL CAMBIAMENTO

I metodi principali che possono essere utilizzati per facilitare il cambiamento  nella psicoterapia psicodinamica rientrano secondo Gabbard in tre categorie principali.

1. TECNICHE PER ALIMENTARE L'INSIGHT. Sono principalmente due nella tecnica psicoanalitica tradizionale: le libere associazioni e l'interpretazione. Le libere associazioni consentono di vedere i processi psichici e le difese in azione (ad esempio quando il flusso associativo viene interrotto o modificato) e a volte anche di cogliere ciò che sta dietro le difese. Esse consentono a paziente e terapeuta di identificare i circuiti associativi nel paziente, tracciando una sorta di mappa delle reti neurali che lo portano a pensare, sentire e agire secondo certe modalità. Per quanto riguarda invece l'interpretazione rimandiamo a quanto sopra esposto.

Oltre che da libere associazioni e interpretazioni l'insight può essere alimentato anche da osservazioni fatte da una prospettiva esterna. Semplificando molto, Gabbard afferma che i pazienti non sono in grado di capire come funzionano e come vengono percepiti dagli altri perché sono dentro se stessi; il terapeuta fornisce la prospettiva di un oggetto esterno e può fare osservazioni sul paziente in base ad un quadro di riferimento esterno. Un punto cruciale del cambiamento terapeutico è, secondo Fonagy (1999), lo sviluppo da parte del paziente della capacità di trovare se stesso nella mente del terapeuta. Pattern impliciti possono così diventare oggetto di riflessione conscia.

2. APPROCCI CHE DERIVANO DALLA RELAZIONE TERAPEUTICA. L'esperienza di un diverso tipo di relazione nel contesto terapeutico ha una rilevanza fondamentale, e può andare a modificare i circuiti associativi del paziente, e quindi le paure, i desideri, le motivazioni, le strategie difensive. Il terapeuta non può limitarsi ad assumere un ruolo nella relazione terapeutica; egli deve essere non solo differente da un oggetto del passato del paziente, ma allo stesso tempo anche simile in alcuni aspetti a tale oggetto, al fine di riattivarne i circuiti associativi corrispondenti, facilitarne la comprensione e la trasformazione attraverso il transfert.

La relazione può favorire il cambiamento anche attraverso l'interiorizzazione delle funzioni del terapeuta. La psicoterapia può così essere vista come una nuova relazione di attaccamento che ha in sé il potenziale per ristrutturare elementi correlati alla precedente esperienza di attaccamento. La relazione potrebbe inoltre favorire il cambiamento anche attraverso l'interiorizzazione di atteggiamenti emotivi del terapeuta (ad esempio l'interiorizzazione di un atteggiamento non giudicante del terapeuta di fronte alle parti del paziente considerate da quest'ultimo "cattive" che va a tamponare un Super-Io troppo rigido). I pazienti possono inoltre interiorizzare strategie di riflessione consce, diventando in un certo senso quasi i terapeuti di se stessi, cosa che si manifesta soprattutto quando il terapeuta è assente, ad esempio nel periodo delle vacanze. Infine l'azione terapeutica della relazione si evince anche dal riconoscimento delle tematiche transferali e controtransferali ricorrenti, che progressivamente diventano chiare per il paziente anche in assenza di interpretazioni esplicite da parte del terapeuta.

3. STRATEGIE SECONDARIE. Sono interventi non tradizionalmente psicoanalitici, ma ugualmente usati per favorire il cambiamento. Tra questi Gabbard ricorda: la confrontazione di credenze disfunzionali; l'esame dei metodi consci che il paziente utilizza per prendere le decisioni e risolvere i problemi; le forme di autodisvelamento da parte del terapeuta al fine di favorire nel paziente la comprensione del mondo interiore degli altri e di favorire le capacità riflessive e di mentalizzazione, la conferma per favorire la validazione e l'accettazione; le tecniche facilitatorie per far sentire il paziente a suo agio in seduta e favorirne la collaborazione.

BIBLIOGRAFIA

       Etchegoyen, R.H. (1986), "I fondamenti della tecnica psicoanalitica". Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1990.

       Fonagy, P. (1999), "Il processo di cambiamento e il cambiamento dei processi. Quello che può cambiare in una buona analisi". In Fonagy P., Target M. (2001), "Attaccamento e funzione riflessiva". Raffaello Cortina, Milano, 2001.

       Gabbard, G.O. (2004), "Introduzione alla psicoterapia psicodinamica". Raffaello Cortina, Milano, 2005.

 

 
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