Perché un Codice Deontologico? Perché l’esercizio di una professione ci pone sovente di fronte a delle scelte che implicano la valutazione di liceità e opportunità delle nostre condotte professionali. Classico è l’esempio del caso in cui si ponga il dilemma se derogare al segreto professionale nel caso in cui quanto appreso in seduta segnali un rischio per l’incolumità di una terza persona. In tal caso la valutazione dell’opportunità della propria condotta professionale, alla luce di quanto ravvisabile nel Codice Deontologico ed eventualmente con la supervisione del Consiglio dell’Ordine, deve condurre ad una risposta che tuteli sia, in primis, il cliente, sia la società.
Oltre all’opportunità delle condotte professionali, il Codice Deontologico consente anche di tutelare i clienti da chi, non essendo formato in materia e non avendo l’Abilitazione all’esercizio della professione di psicologo né l’iscrizione all’Albo, pensa sia sufficiente una generica capacità empatica e predisposizione alla relazione con l’altro per occuparsi di sofferenze e patologie psichiche. Ad esempio una laureata in Economia non potrà offrire consulenze sui rapporti genitori e figli, od occuparsi di nevrosi e patologie, solo perché dispone di una buona dose di empatia o di una storia di vita che l’ha condotta a sperimentare in prima persona alcune di queste situazioni, pena la denuncia di esercizio abusivo della professione.
Si ottiene quindi dal Codice Deontologico la possibilità di costruire una sorta di "carta di identità" dello psicologo, come è stata definita Ranzato (1999). Questa "carta di identità", che già si fondava sulle norme esposte nella legge che ordina la professione di psicologo (Legge 18 febbraio 1989, n.56), trova nella stesura del Codice un necessario completamento che "rinforza l’immagine pubblica dello psicologo come professionista che ha un profondo rispetto per i cittadini utenti, capace di condividere con autenticità, ma senza confusione, le sofferenze e le gioie, geloso del segreto ricevuto tanto da ispirare a sobrietà anche le sue apparizioni in pubblico, umilmente convinto della necessità di una ininterrotta formazione di studio e di addestramento al punto da non investire che parcamente nella pubblicità della sua professione e dei risultati." (Ranzato, 1999)
Un ulteriore punto che ritengo utile ricordare è proprio quello relativo alla necessità di investire in una formazione di studio e di addestramento ininterrotta, come esposto nell’art.5 del Codice. Ciò garantisce un’ulteriore tutela per il cliente, in quanto obbliga lo psicologo a mantenere un livello adeguato di formazione professionale e ad aggiornarsi, ad utilizzare solo gli strumenti teorio-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza, e a non suscitare nel cliente aspettative infondate.
Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, nonché la normativa che regola la professione di psicologo, possono essere consultati sulle pubblicazioni esistenti oppure accedendo ai siti dei vari Ordini Regionali degli Psicologi, o al sito dell’Ordine Nazionale.
Per quanto riguarda l’Ordine degli Psicologi del Piemonte, al cui Albo sono iscritti gli appartenenti a questo Centro di Psicologia e Psicoterapia, è possibile accedere al sito all'indirizzo www.ordinepsicologi.piemonte.it
BIBLIOGRAFIA
Calvi, E., Gulotta G. "Il Codice Deontologico degli Psicologi. Commentato articolo per articolo", Giuffrè Editore, Milano, 1999.
Calvi, E. "Le linee guida del Codice Deontologico". In "Il Codice Deontologico degli Psicologi. Commentato articolo per articolo", Giuffrè Editore, Milano, 1999.
Ranzato, L. "Introduzione". In "Il Codice Deontologico degli psicologi. Commentato articolo per articolo", Giuffrè Editore, Milano, 1999.