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Il quarto incomodo: come trasformare la nascita di un fratellino o sorellina da traumatica in esperienza gradevole e divertente

Dott.ssa Giuliana Bitelli

 

INTRODUZIONE

Il presente articolo rappresenta una riflessione proposta ai genitori di un nido privato convenzionato di una città del Piemonte, dove l’autrice svolge il ruolo di coordinatrice psicopedagogica. L’argomento era stato proposto e richiesto dai genitori stessi, come particolarmente sentito, e necessitante di sostegno e risposte, per meglio gestire la situazione col primogenito/secondogenito, in prossimità dell’arrivo del secondogenito/terzogenito. L’incontro formativo e di confronto rappresenta uno dei momenti di formazione offerta dalla struttura ai genitori, previsti all’interno del nido.

 

A. CHE COSA ACCADE: VEDIAMO LE APPARENZE

Il nuovo bambino è nato e arriva a casa. Il bambino maggiore attende a casa con i nonni o altra persona di fiducia, o a volte è andato a prendere mamma e fratellino/sorellina col papà.
Il bambino nota subito che ci sono cambiamenti concreti:

◊ aria di festa e preoccupazione,

◊ persone per casa e visite continue,

◊ oggetti in più mai visti,

◊ frenesia,

◊ cambiano i ritmi familiari della routine,

◊ il nuovo nato riceve molte cure,

◊ il nuovo nato si sveglia di notte e richiama l’attenzione della mamma e del appà che accorrono,

◊ si parla sempre del nuovo arrivato.

Ci sono anche cambiamenti di comportamento del bambino più grande, che i genitori notano ben presto:

◊ il bambino maggiore richiede subito maggiori attenzioni specie in presenza del nuovo fratellino,

◊ il bambino maggiore regredisce: fa pipì a letto, la cacca addosso, succhia il pollice, vuole il biberon o anche lui il seno direttamente, balbetta, richiede di nuovo il pannolino che aveva già tolto, diventa introverso/inibito o estroverso/ipercinetico, diventa maggiormente dipendente, non mangia più da solo, si sveglia spesso, non vuole andare a scuola (materna, nido, elementare),

◊ il bambino maggiore è spesso ostile, ha risentimento, fa cose pericolose per attirare l’attenzione, diventa fastidioso,

Ci sono anche tante domande dei genitori:

◊ il nostro primogenito sarà geloso?

◊ I due fratellini andranno d’accordo?

◊ Sapremo gestire la loro gelosia?

◊ Come fare per essere sereni?

 

B. COSA C’E’ DIETRO AL BAMBINO MAGGIORE QUANDO ARRIVA IL FRATELLINO/LA SORELLINA ? VEDIAMO I SENTIMENTI E LE DINAMICHE

Immaginiamo che il bimbo che si vede arrivare in casa un estraneo sia colto da tante emozioni sconosciute, che spesso non si vedono, che vanno pertanto scoperte, decodificando gli atteggiamenti del bambino che si riscontrano come anomali. Proviamo ad immaginare quali siano questi sentimenti sconosciuti, ma forti e presenti nell’animo del bambino:

◊ Il desiderio di esclusività, ossia il ritorno a quella condizione precedente, ora messa in pericolo dal nuovo venuto,

◊ La paura di esclusione dagli affetti di mamma e papà, e di abbandono,

◊ Una sorta di insicurezza verso la madre (“ma se mi vuole così bene come dice, perchè mai ha voluto un altro uguale a me?“),

◊ Uno spavento per le pulsioni di rifiuto verso il fratellino,

◊ Il rischio conseguente di aggressività verso di lui, o una certa inibizione dei propri sentimenti naturali, oppure una certa iperprotezione verso i genitori e il fratellino,

◊ Il neonato è vissuto come intruso e pericoloso concorrente all’amore dei genitori,

◊ Il desiderio del bambino maggiore di mandare indietro il nuovo nato;

◊ una gelosia manifesta o velata o celata.

Proviamo a scoprire cosa sia questa emozione così primordiale: un sentimento naturale, normale, inevitabile, non punibile.
Si innesca quando c’è un triangolo relazionale, ad esempio mamma-io-altro/neonato
Comprende la paura che l’affetto della mamma e del papà sia maggiore per l’altro, l’ipotesi spaventosa che l’altro diventi più importante di sé, l’ansia che l’altro conquisti l’amore della mamma in toto.
La gelosia è diversa dall’invidia, in quanto l’invidia si innesta tra 2 soggetti (io e l’altro), comprende un desiderio di sopraffazione/eliminazione dell’altro perché ha qualcosa che il soggetto invidioso non può avere, ma comprende anche la bramosia delle cose tanto belle e desiderabili che l’altro ha e che il soggetto invidioso non ha e non può avere. In questo caso il bambino maggiore desidera che il nuovo fratellino scompaia, se ne vada, desidera eliminarlo personalmente; desidera anche che la mamma sia attenta con sé come lo è con il piccolo, e desidera acquisire quella condizione particolare e magica (l’essere piccolo e dipendente, attaccato al seno della madre, continuamente sveglio e del tutto incapace di gestire gli sfinteri) che assicura un’attenzione esclusiva e prolungata della mamma.
Il bambino, nonostante sia il maggiore, è ancora troppo immaturo per gestire autonomamente sia gelosia che invidia: ha bisogno dell’adulto, in quanto si tratta di sentimenti molto potenti che rischiano di annichilire il bambino, rendendolo impotente, richiedente, o demotivato.

 

C. QUANDO LA GELOSIA È ECCESSIVA: OSSIA QUANDO È UN EVENTO TRAUMATICO CHE DA’ UNA SOFFERENZA ANOMALA

Il trauma è per definizione uno sforzo maggiore delle capacità del soggetto di sopportarlo, integrarlo, trasformarlo in risorsa.
A volte il bambino colpito da gelosia e invidia per l’arrivo del nuovo fratellino/sorellina ha dei cambiamenti nella normale vita, che alterano le sue abitudini acquisite e le conquiste di autonomia che aveva raggiunto. La gelosia è segnale di trauma quando il bambino

◊ ha alterazioni della fame, del sonno, del controllo sfinterico, della partecipazione e attenzione a scuola;

◊ ha reazioni eccessive, come ad esempio aggressività e scoppi di collera, chiusura in se stesso, inibizione dell’azione, torpore del sentimento, iperprotezione del fratellino che pur vorrebbe eliminare, somatizzazioni improvvise e imprevedibili.

Questi sono segnali di disagio che il bambino grande porta nella vita quotidiana: essi hanno bisogno di essere visti, considerati, interpretati, e seguiti da provvedimenti affettuosi. Sono segnali che possono richiamare l’attenzione dell’adulto, e hanno infatti, per il bambino, quello scopo. Sono avvertimenti che possono essere passeggeri se destano l’attenzione dei genitori, che, grazie alle sollecitazione del figlio coinvolto, se ne occupano amorevolmente.
Quindi non bisogna confondere l’ “episodio traumatico” (nascita del fratello) con un suo possibile effetto, ossia la “nevrosi traumatica”, che ha connotazioni di irrisolvibilità nel contingente e nel presente.
E’ importante dunque parlare della nascita di un nuovo figlio/figlia come di “interferenza allo sviluppo” del primogenito, distinto dal “conflitto evolutivo”: questo è accentuato dall’ambiente familiare predisponente che per esempio non si accorge subito della difficoltà del bambino, non prende provvedimenti amorevoli nell’immediato, lascia correre gli avvisi che il bambino lancia come richiami di aiuto, e permette (involontariamente e del tutto in buona fede) un radicarsi di certe difficoltà e certe difese che il bambino attuerà. L’interferenza di sviluppo è favorito inoltre dalla compresenza dei conflitti tipici dell’età, che ne aumentano l’entità e la drammaticità, e possono trasformarlo in conflitto evolutivo.

 

D. SIGNIFICATO PROFONDO DELLA GELOSIA E DEL’ANGOSCIA DEL BAMBINO ALLA NASCITA DI UN FRATELLINO: COSA SPESSO GENITORI E FIGLI NON RIESCONO A COMPRENDERE

Per non fermarsi soltanto alle manifestazioni evidenti del disagio che un bambino porta in concomitanza della nascita di un fratellino o di una sorellina, il quarto incomodo, come l’abbiamo chiamato, proviamo ora a scoprire l’aspetto di dinamica del profondo dell’avvenimento, ossia addentriamoci nelle pieghe nascoste della psiche del bimbo impegnato in una trauma della vita come questo (lo chiamiamo trauma, seppure sia fisiologico della vita normale di una famiglia, proprio perché impegna psicologicamente e affettivamente la famiglia intera e il bambino in particolare in maniera del tutto eccezionale).

◊ Il bambino improvvisamente scopre (a livello del tutto inconsapevole) che i genitori, insieme ed escludendolo, hanno fatto qualcosa che ha avuto come effetto l’intruso: il bambino maggiore è stato escluso, ha perso il controllo, e ora si ritrova in compagnia di un intruso che è presentato dagli adulti, e da loro edulcorato, come compagno di giochi e per niente in competizione con lui sull’amore dei genitori;

◊ il bambino teme in realtà l’esclusione totale e la perdita del proprio posto in famiglia, ritenuto assodato, nonostante riceva dai genitori attenzioni particolari e si senta cercato soprattutto dal padre, ora più disponibile con lui,

◊ il bambino maggiore teme la perdita d’amore dei genitori, nonostante essi lo rassicurino del loro amore, della permanenza e anzi dell’aumento del loro amore per lui;

◊ il “veterano” prova gelosia nei confronti del nuovo venuto, e anche invidia per i privilegi da lui acquisiti improvvisamente;

◊ molto spesso il bambino maggiore regredisce all’età del bambino minore (si parla sempre di atteggiamenti del tutto inconsapevoli), sperando che così facendo possa anche lui attirare l’attenzione materna su di lui e possa godere dello stesso interesse che i genitori riversano sul fratellino;

◊il bambino più grande pensa di essere stato “tradito” dai genitori, perché non lo hanno avvertito, non lo hanno interpellato su qualcosa che gli stava per succedere e che hanno deciso loro in toto;

◊ il nostro figlio maggiore ha subìto ben due esclusioni: dai genitori prima, quando hanno fatto chissà cosa che ha prodotto quell’effetto del nuovo nato, e dal fratello ora, che attira su di sé tutto il bene che lui aveva per sé fino a poco prima;

◊ inoltre ha avuto due perdite di centralità: all’interno della coppia genitoriale quando non ha tenuto conto di lui provvedendo a creare quell’intruso, e ora col fratello, che domina totalmente la giornata della famiglia;

◊ il bambino “traumatizzato” sta provando due angosce di abbandono: in primis dai genitori che si sono amati fra loro senza considerarlo e che quindi potrebbero amarsi fra loro ancora dimenticandolo, e ora dai genitori che amano di più il fratello, e che potrebbero dimenticarsi di lui in suo favore;

Sembra quindi che il nuovo venuto sia vissuto come un intruso guastafeste.
Per questo il momento è delicato e va seguito con cura.
Gelosia, rabbia, angoscia, regressione, paura sono emozioni e agìti che il bambino usa come difese, sono messaggi del tipo “aiutami: da solo non ce la faccio”.

E’ importante che i genitori sappiano e tengano nella loro mente che la rivalità fraterna non è un difetto: è piuttosto una sofferenza, del tutto fisiologica, naturale, prevedibile. Ciò che fa soffrire il bambino che era abituato all’amore esclusivo dei genitori è un insieme di fattori: l’amore condiviso, gli spazi condivisi, uno spazio vitale non più esclusivo, i giochi condivisi…
Sembra che tutto il mondo del bambino figlio unico sia messo in discussione.
La sua percezione dell’evento di nascita è che l’arrivo del nuovo nato è un’invasione e non una sorpresa o un vantaggio; inoltre il fratellino, per il primogenito, non è ancora un soggetto autonomo che può desiderare di giocare con lui, ma un oggetto di proprietà della mamma da cui lui è escluso, e di cui non può disporre a proprio piacimento come con i propri giocattoli; molto spesso, poi, ci sarebbe un desiderio di unirsi all’oggetto-fratellino per acquisire i privilegi che sembrano garantire l’amore della mamma, e il movimento di unione sembra essere una incorporazione che necessita di aggressività per realizzarsi; pertanto inglobamento e aggressività sono due bisogni strettamente legati.
Il fratello è causa, sempre nella percezione soggettiva del bambino, di sottrazione a sé di carezze, cibo, affetto, è un furto di gesti di amore che prima erano rivolti solo a sé e ora sono condivisi e quindi diminuiti; se, infatti, il bambino maggiore sente che il fratellino ha alcuni privilegi negati invece a sé, il primogenito accusa i genitori di ingiustizia, di disamore, di tradimento; può somatizzare la differenza, può configgere col fratello (spesso il maggiore arriva a voler strozzare il piccolo mettendogli le mani attorno al collo).
Però ci sono movimenti interessanti che stupiscono, ad esempio la rivalità aggressiva del maggiore contro il minore è spesso temprata dall’affetto verso il rivale: è normale che rivalità e affetto si mescolino.
La gelosia del figlio unico spinge fantasiosamente il bambino ad immaginare dove siano finiti quei bambini che potrebbero essere o sono stati nella pancia della mamma e che lui non ha visto. La sua avidità di avere la mamma tutta per sè potrebbe fargli desiderare di non avere mai fratellini, ma la sua onnipotenza e il pensiero magico potrebbero fargli nascere il senso di colpa di essere stato lui a non farli nascere.
È necessario allora tranquillizzare il bambino, se si presenta l’occasione del discorso, che non è lui a regolare la nascita dei fratellini ma i genitori, e che lui può al massimo esprimere il desiderio di averlo. Così facendo si accoglie la sua paura di essere spodestato, il suo desiderio di avere un suo pari, la sua onnipotenza e il suo pensiero magico, aiutandolo nel contempo a limitare sia onnipotenza sia pensiero magico, e a riportarlo ad un piano di realtà.

 

E. CHE COSA FARE PER IL BAMBINO MAGGIORE: SUGGERIMENTI PER GENITORI E NONNI

La gelosia non si può evitare, si può invece prevenire la conflittualità patologica.
A tale scopo si può assicurare al bambino il proprio amore di genitori, con parole, azioni (coccole e attenzioni), spazi privilegiati con papà e mamma, ad esempio con cose da fare insieme. Il bambino deve potersi sentire importante e non di serie B.
E’ molto utile coinvolgere il bambino grande in mansioni di aiuto all’adulto (bagnetto, pannolini, ciuccio, pappa, asciugamani…) e in insegnamenti, come ad esempio lasciare il ciuccio che è da piccoli, lasciare i giochi da piccolo al piccolo, ecc., ma solo se il bambino lo desidera, quindi senza forzature, senza averne veramente bisogno, ossia senza dipendere dai suoi aiuti e quindi con una attribuzione rigida di ruolo, molto pericolosa; questo lo fa sentire importante e grande, distinto dal piccolo.
E’ molto importante, in questa fase di conoscenza reciproca, dimostrargli che il fratellino gli vuole bene e che lo cerca perché gli piace: ad esempio è contento di giocare insieme, ride quando lo vede, setaccia l’ambiente di casa per individuarlo, impara il suo nome quando è più grandicello.
Ci sono poi alcune strategie utili da sapere che aiutano la migliore gestione del quotidiano. Ad esempio durante l’allattamento del piccolo la mamma può chiamare il grande accanto a sé, può preparargli acqua e cibo, possono insieme scegliere dei libri e raccontare storie, chiacchierare sulla giornata trascorsa o dell’indomani, ecc.
Al genitore, in questa delicata fase della vita dl bambino, è richiesta una serie di attenzioni e delicatezze che aiuteranno sia i genitori che i bambini a vivere serenamente l’evento traumatico, e trasformarlo davvero in una occasione di crescita e di divertimento.
Attenzioni particolari possono essere il sottolineare i privilegi dell’essere grande, ma senza rigidità (andare a scuola, avere tanti amici, ecc.); l’ascoltare i sentimenti del figlio maggiore in difficoltà: il bambino ha infatti bisogno di esternare emozioni e frustrazioni per allentare la propria tensione interna; il parlare apertamente della gelosia col più grande, con le emozioni legate (rabbia, paura): le si può nominare, spiegare; si tranquillizzerà il bambino piuttosto che avere timore di ingrandire o inventare dei problemi, perché si opererà una normalizzazione dei sentimenti difficili da gestire per il bambino, e non trasmetteranno motivi di paura.
Un’altra strategia utile alla crescita emotiva del bambino maggiore sarà l’incoraggiare la relazione col fratellino: il grande potrà tenere in braccio il fratellino in presenza di adulti, si stimoleranno giochi, risate insieme, gesti affettuosi, ecc.
Nella certezza che una madre può occuparsi di entrambi i bambini contemporaneamente, possiamo suggerire che sarà suo compito sostenere positivamente le cure al bambino piccolo perchè sono simili a quelle che il grande ha ricevuto anche lui da piccolo.
Se ci sono regressioni, poi, sarà sua responsabilità accoglierle, pensando ottimisticamente che sono temporanee, e sostenerle: abbracciandolo, cullandolo, nominandogli le emozioni che immagina possa provare.
Certamente i genitori non dovranno astenersi dal punirlo o sgridarlo per atti lesivi contro il piccolo indifeso, o per parole aggressive contro il piccolo (ad esempio “diamolo via”), ma mai con maniere forti perché poi potrà rivalersi sul fratello. Il fratello maggiore dovrà imparare a non fare male al fratellino: la mamma ha il compito di proteggere i suoi bambini da chiunque voglia fare loro del male, e il bambino deve saperlo e averne la certezza; questo rappresenterà per lui una sicurezza che lo aiuterà a rispettare madre e fratello.
In questo periodo di riassestamento dell’intero nucleo familiare sarà importante che genitori e nonni dedichino del tempo speciale al primogenito, facendogli sentire che è sempre importante per loro, e che non sarà escluso e messo da parte.
Durante le visite di parenti e amici, i genitori chiederanno a ospiti e visitatori di dare attenzione anche al minore: non tutti infatti hanno questa naturale sensibilità, nonostante amino, a diverso titolo, i genitori del nuovo nato.
Se poi, nonostante le attenzioni e le premure offerte al bambino grande, l’aggressività e la regressione permangono per più di 6 mesi, sarà utile e conveniente andare in consultazione presso uno psicologo dell’età infantile, per porre le proprie questioni specifiche, e individuare, con il suo aiuto, quali motivi specifici possano essere presenti nella dinamica familiare che impediscano una buona uscita dal momento di crisi fisiologica della propria famiglia.

 

F. CHE COSA NON FARE: COME PREPARARE IL BAMBINO ALL’ARRIVO ED EVITARE UNA GELOSIA ECCESSIVA

Gli adulti che accompagnano il processo di nascita di un nuovo bimbo e che nella famiglia ricoprono un ruolo importante (sono padre, nonno, nonna, zia, zio, baby sitter, ecc.) possono avere molte attenzioni che aiuteranno il/i bambino/i già nato/i ad affrontare l’accoglienza del nuovo nato con serenità e con divertimento, in modo che l’esperienza sia piacevole e di stimolo alla crescita emotiva. Evitare stimoli negativi al bambino stressato dalla novità sarà per tutti una buona occasione di crescita e di sensibilizzazione al nuovo evento. Cosa non fare dunque: innanzi tutto evitare che il bambino maggiore riceva la notizia dell’arrivo del fratellino da altri che non siano i genitori: sarebbe un ulteriore tradimento rispetto a quelli già percepiti inconsciamente dal bambino e di cui si è parlato prima; inoltre sembra inutile enfatizzare che il bambino è grande e “deve comportarsi bene”: il bambino che riceve un fratellino, per quanto già cresciuto, anche a 10 anni è sempre piccolo ed è sempre alla prima esperienza di accoglimento di un fratello/sorella. Avrà pertanto atteggiamenti naturali che saranno segno di sofferenza e fatica e che non andranno respinti. Non si dovrà dare poca o nulla importanza alle sue comunicazioni, alle sue domande, alle sue ansie. Non si dovrà negare la gelosia, in quanto naturale come prima enunciato: negandola la si rafforza.
Un atteggiamento da evitare del tutto è quello per cui si è convinti che il bambino sia piccolo e non si renda conto di nulla, per cui lo si lascia all’oscuro di tutto, delegando poi ai fatti espliciti la verità e lo svelamento dell’evento.
Nell’intento di spronare il bambino maggiore ad accettare il nuovo venuto, non ci può fermare alla considerazione che il bambino sarà contento di un fratello perché l’amichetto ha pure lui un fratellino, e lui stesso lo aveva chiesto più volte: infatti il desiderio di un fratellino o sorellina questo rappresenta UN aspetto dell’ambivalenza del bambino di fronte alla nascita di un fratello, l’ALTRO è, come detto ampiamente, la gelosia e la paura di essere spodestato.
Quando il nuovo venuto sarà una realtà tangibile, non si potrà pretendere dal bimbo maggiore miglioramenti e il rispetto delle tappe evolutive previste dai manuali, nel periodo delicato dalla gravidanza ai primi mesi del neonato: saranno infatti momenti densi di impegno all’accettazione del nuovo venuto e di riequilibrio della propria posizione all’interno della coppia genitoriale e della famiglia in toto.
Quando poi il neonato sarà una realtà vivente in casa, gli adulti di famiglia non potranno proibire di far toccare il neonato al bambino; non lo puniranno per i sentimenti di gelosia e per gli effetti che questa darà (solo per i gesti lesivi, come detto); non lo criticheranno, o prenderanno in giro, o ironizzeranno, o lo svaluteranno, o faranno osservazioni di fronte alle regressioni transitorie che il bambino prevedibilmente avrà per potersi identificare nel piccolo e avere, come si diceva, gli stessi vantaggi affettivi di attenzione da mamma e papà; non lo sgrideranno quando vorrà che il neonato venga “mandato indietro” o regalato ad altri: non considereranno questa forma di gelosia un’offesa personale ma un modo del bambino di esprimere la propria difficoltà a fare posto all’altro, e di accettare di non essere più l’unico; invece cercheranno di empatizzare che il piccolo richiede fatica ai genitori e anche al bambino grande; gli si potrà invece prospettare che giocheranno insieme; infine non chiederanno al bambino grande di genitorializzarsi per accudire al piccolo, né fargli fare da intermediario tra i genitori e il neonato illudendosi che un ruolo attivo gli sia di balsamo della gelosia.

 

G. COME PREPARARE LA NASCITA

Partendo dai presupposti che la gelosia è inevitabile ma è affrontabile, e che non si può ottenere una prevenzione totale dalla gelosia ma che si può non peggiorarla, gli adulti di famiglia, in primis i genitori, possono operare delle scelte educative precise e affettuose verso il bambino grande, ed essere così testimoni di un processo sereno di accoglienza dell’evento di nascita. Elenchiamo qui di seguito alcune di queste scelte educative, che aiuteranno i genitori ad essere più sicuri di come aiutare il proprio bambino in un momento che gli procura ansia e incertezza su di sé e sull’amore dei genitori.

◊ E’ importante parlare chiaramente dell’arrivo, e non tramite altri (nonni, zii, ecc.);

◊ È utile usare ad esempio una bambola per dimostrare di quali cure avrà bisogno;

◊ Si coinvolge emotivamente il bambino maggiore dirgli che il fratellino deve rimanere dentro la pancia della mamma per crescere e diventare grande e formarsi bene, per avere poi tutto ciò che gli servirà per giocare, correre, mangiare e fare la nanna;

◊ Ha grande valore esplicitare che quando sarà ben formato, il fratellino uscirà dalla pancia della mamma (spiegare il come uscirà dipende dall’età del figlio maggiore: il linguaggio e le immagini riferite cambieranno a seconda che il bambino abbia 2 anni o 10); per spiegare bene come avviene il parto, con linguaggio adatto all’età, ci si può far aiutare da libri adatti, abbondanti nelle librerie per bambini oggi;

◊ si può dire che il nuovo nato sarà compagno di giochi, ma bisognerà specificare che lo sarà in futuro e non subito;

◊ la mamma farà sentire i movimenti dentro la pancia della mamma e questo aiuterà il bambino a realizzare che la nascita e l’arrivo del nuovo nato non è fantasia ma reale;

◊ si può usare l’astuzia di visitare amici con figli piccoli e neonato, per far capire al proprio primogenito come sarà la vita quando ci sarà il nuovo fratellino;

◊ può essere una bella e divertente esperienza coinvolgere il bambino maggiore a cercare nuovi mobili per fratellino e progettare i nuovi spazi della casa; questo significa creare spazio concreto, oltre che spazio mentale in tutti i componenti della famiglia;

◊ un escamotage rilevante potrebbe essere quello di non fare corrispondere l’ingresso del figlio maggiore alla scuola materna o al nido con la nascita del nuovo: è emotivamente tranquillizzante per il bambino avere la possibilità di “controllare” e seguire le manovre di ingresso, le cure necessarie la fratellino, le attenzioni della mamma e la propria stabilità in famiglia;

◊ lo si gratificherà per suoi comportamenti da grande: ” sono proprio contenta che sei capace ad aspettare con la pappa anche se hai fame perché capisci che sono impegnata col fratellino, ecc.”;

◊ come si diceva non si possono pretendere progressi prima del parto o subito dopo;

◊ un aspetto rilevante e da non trascurare è quello di spiegare cosa avverrà nei giorni del parto: la mamma andrà in ospedale, il grande starà con papà e coi nonni; ci sarà la possibilità di andare a trovare mamma e fratellino nuovo quando vorranno;

◊ è anche molto simpatico comprare insieme al bambino grande un libro con la storia del bambino che cresce nella pancia della mamma: in questo modo il bimbo grande può sia seguire la crescita del fratello sia ricostruire la propria nascita;

◊ mamma-bambino grande –papà possono ritagliare dei momenti affettivi importanti e sfogliare l’album di famiglia, e vedere le fot o di quando era un bambino piccolo;

◊ quando la mamma va in ospedale è decisamente preferibile che saluti il suo bambino, e se dorme lasciargli un biglietto che gli sarà letto da qualcuno al risveglio; quando lo si porterà in visita all’ospedale, meglio non imporgli subito di vedere il neonato: la mamma gli chiederà come sta e cosa ha fatto, e gli farà sentire il suo amore rassicurante; durante la permanenza in ospedale sarà bene fargli sentire ogni giorno la voce della mamma; il papà sarà dedito a lui completamente mentre la mamma sarà in ospedale;

◊ una premura simpatica da parte dei genitori è quella di provvedere per un regalo da dare al bambino grande dicendo che lo porta il fratellino: farà iniziare bene la relazione tra fratelli;

◊ a casa la mamma spiegherà bene cosa è successo in ospedale, parlerà del fratellino, glielo farà conoscere, si dedicherà al suo primogenito, anche chiedendogli cosa ha fatto lui col papà;

◊ i genitori chiederanno agli ospiti di occuparsi non solo del neonato ma anche del maggiore.

Segnaliamo qui che la relazione col fratellino/sorellina nasce e si sviluppa già durante la gravidanza della mamma, e che la relazione si sviluppa con un “bambino immaginato, fantasmatizzato”: anche se il bambino non vede direttamente il fratellino o la sorellina già è in grado di visualizzarlo spontaneamente e in maniera innata. La madre (in primis) potrà essere attenta alle reazioni che il bambino avrà comunque, permettergli di manifestare sentimenti autentici, emozioni anche negative e in “ombra”, attraverso ad esempio il gioco simbolico o la verbalizzazione, o, se è piccolo, accogliendo de factu la regressione del b. con affetto e protezione.

 

H. COME SOSTENERE I GENITORI NELLA DECISIONE DI AVERE ALTRI BAMBINI

Si incontrano casi di genitori che vorrebbero altri figli e potrebbero averli senza fatica, ma rinunciano: come mai? Cosa succede loro?
Molto spesso quello che succede inconsapevolmente ai genitori che pur desidererebbero avere un secondo figlio, è che si identificano troppo nei sentimenti di gelosia del figlio, e nella sua ambivalenza di desiderio di avere un fratellino, mescolato alla paura di essere scalzato dall’amore genitoriale. In tal caso questi genitori non riescono a vedere la gelosia come fatto passeggero e come inevitabile sentimento che fa parte della vita, della nostra psiche e di certi momenti particolari dello sviluppo della famiglia. Specialmente non riescono a percepire la forza del loro bambino, dotato di risorse tali che gli permetteranno di superare il momento difficile.
Sembra dunque che questi genitori si sentano in colpa di desiderare altri bimbi; sentono cioè di “tradire” il proprio bambino, e sopratutto la promessa, tacita e implicita, che gli hanno fatto di fedeltà alla sua unicità ed esclusività.
Essi sottovalutano la ricchezza per lo sviluppo di un bambino di avere un fratello o sorella con cui confrontarsi, condividere vita ed emozioni future; grazie ai quali, inoltre, poter canalizzare e conoscere delle proprie parti “ombra” come aggressività, rifiuto, invidia e gelosia. Esse saranno poi contenute sia dall’affetto dei genitori, sia da quello del bambino maggiore stesso verso il fratello o la sorellina.
Quando i genitori aspettano il loro bambino, che sia primo secondo o terzo, lo immaginano, lo fantasmatizzano: il bambino immaginato non sarà il bambino reale, e questo è molto importante da comprendere e accettare per i genitori. Spesso la delusione che il genitore ha sentito alla nascita vedendo il bambino reale come distante da quello immaginato, e accorgendosi del gap esistente tra l’uno e l’altro, scoraggerà l’impresa di un secondo figlio, e si propagherà in tutta la sua relazione col bambino reale già nato, secondo un effetto svalorizzante della relazione viva. Sarà solo il bambino reale accettato come tale che renderà possibile l’interazione madre-bambino/genitore-bambino, fatta di sintonizzazioni reciproche e di scambi emotivi e affettivi tanto intensi. Molto spesso, invece, fortunatamente la delusione dei primi momenti tende a scomparire lasciando libero campo alla relazione autentica, e a quell’affetto vivo di “innamoramento” del proprio bambino neonato, che spesso madri e padri riportano come esperienza della loro genitorialità.

 

I. RUOLO E FUNZIONI DEL PAPA’

Il papà ha una funzione importantissima di sostegno e di completamento della mancanza materna per il bambino maggiore, in tutto il periodo di preparazione alla nascita.
A lui è delegato lo stare col bambino maggiore quando la mamma è in ospedale; il parlargli della mamma e del fratellino quando sono insieme loro due, e “fanno i grandi”; al padre è anche richiesto di fare cose speciali con lui, come ad esempio portarlo in auto da solo, magari facendolo stare accanto al guidatore per farlo sentire grande, andare insieme al cinema, o al circo, o in barca; spesso i padri concedono di andare a letto più tardi per fare “cose da grandi”. L’accompagnamento a scuola è d’bbligo, e deve essere curato come un momento speciale in cui chiederà al bambino se è tranquillo, se va tutto bene, e troverà momenti speciali per sentire cosa ha fatto a scuola e cosa dicono i compagni della prossima nascita del fratellino, ecc.
Padre e figlio andranno insieme a prendere mamma e fratellino nuovo quando usciranno dall’ospedale; compreranno insieme un regalino (o se sono creativi lo faranno con le proprie mani) per il fratellino nuovo, per quando uscirà dall’ospedale; anche spostare i mobili per far posto al neonato sarà una attività di complicità che aiuterà molto il maggiore ad accogliere il neovenuto. La complicità infonderà sicurezza al bambino più grande e gli darà la curiosità e la forza per sostenere l’incontro col fratellino.
Quando poi vedrà che il papà offrirà sostegno e collaborazione alla mamma con tenerezza e affetto, si immedesimerà nel papà se maschio, o nella mamma se femmina, e parteciperà con piacere al nuovo evento familiare, senza sentirsi escluso o penalizzato.

 

J. CONCLUSIONI

Per accettare bene un neofratello, pur passando attraverso la gelosia, il figlio maggiore deve poter essere gratificato nei suoi bisogni fondamentali, e non sentirsi defraudato; è necessario un buon rapporto complementare fra genitori, in modo che il mutuo soccorso sia realizzato in favore del bambino maggiore, del bambino più piccolo, della casa, della madre e delle sue incombenze.
Il nuovo arrivato è ben accettato se il suo posto è stato preparato insieme da tutta la famiglia, e se il bimbo grande è stato coinvolto nella preparazione, specie per la sistemazione del suo spazio, dei suoi giochi, dei suoi abiti.
L’età del primogenito modula la capacità di accettazione, a seconda dello sviluppo psicologico; di conseguenza modula l’intervento dei genitori: una minore differenza di età tra i due fratelli equivale ad adattamento del bambino grande più faticoso e ad un maggiore impegno dei genitori; una maggiore differenza di età tra i due figli equivale ad un adattamento facilitato da parte del maggiore e maggiormente tollerante della frustrazione, oltre che della “condivisione” dell’amore genitoriale. Il bambino più grande se ha dai 6 anni in poi di differenza col fratello, ha maggiori capacità di sentirsi sicuro di piaceri oramai assodati, piaceri che fungono da equilibratori della difficoltà di accettazione del nuovo venuto.
La rivalità, come si è detto, è normale; accettarla e affrontarla è occasione di maturazione, maggiore che non averla e non sperimentarla: essere figli non unici fa conoscere le capacità di adattamento personale, essere figli unici dà garanzia di amore ma toglie l’esperienza della condivisione.
Nell’economia della gelosia è meglio avere un alleato che un nemico; e quindi sia da parte dei familiari sia da parte del bambino è importante riuscire ad ottenere una accettazione profonda del nuovo venuto, che sarà opportuno preparare in tempo.
Inoltre è molto significativo tenere sempre presente che la relazione tra fratelli è il risultato di una intimità tra i genitori, dal punto di vista del bambino, imposta e non scelta, e che le sue rivendicazioni di ingiustizia sono comprensibili se se accolte affettuosamente e come facenti parte del normale flusso della vita.
Teniamo infine sempre in considerazione, al fine di favorire la nascita di un secondo o terzo figlio, che il rapporto tra fratelli e sorelle è unico tra i rapporti umani, perché inizia con la nascita e termina con la morte; unico anche per la condivisione del patrimonio genetico, di un comune ambiente cultural-familiare, di esperienze in un unico sistema familiare.
L’essere fratello o sorella è un ruolo attribuito e non appreso, sicché si rimane fratelli o sorelle indipendentemente dalle circostanze o dalle scelte di vita: perciò vale la pena di creare con cura una buona relazione che inizi bene fin dall’inizio.
Avere fratelli e sorelle, in conclusione, è una risorsa, ossia una opportunità della vita per crescere, condividere, accompagnarsi nell’esistenza.