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Psicoterapia online o in presenza? I pro e i contro che nessuno ti dice mai prima di iniziare

📅 13 Agosto 2026✍️ di Nicoletta Avanzi⏱️ 4 min di lettura

Ricordo il giorno in cui, seduta nello studio della mia psicoterapeuta, ho improvvisamente pensato: “Mi starei sentendo meglio se fossi a casa mia, davanti a uno schermo?” Era una domanda che non mi ero mai posta prima, eppure sempre più persone me la facevano. La psicoterapia online stava diventando un’opzione reale, non solo una soluzione temporanea per chi viveva lontano dalle città. E io, come molti altri, ho iniziato a chiedermi se il setting tradizionale fosse davvero l’unico modo per guarire, oppure se potessimo trovare sollievo anche dietro uno schermo. Oggi voglio condividere con te quello che ho scoperto in questi anni, lontano dagli slogan promozionali e dalle semplificazioni che sentiamo ovunque.

La comfort zone digitale: quando lo schermo diventa un alleato

Iniziamo dalla verità più scomoda: il divano di casa tua ha un potere terapeutico che gli studi non sempre riconoscono. Quando ho iniziato a seguire sedute online, ho notato subito una cosa. Il mio dialogo interiore era più sincero. Non dovevo affrontare l’ansia della trasferta, del trovarmi in un edificio sconosciuto, di incrociare altre persone in sala d’attesa. Quel viaggio mentale che facevo prima, durante e dopo la sessione, scompariva. Restava solo me e la persona davanti allo schermo.

Per chi, come me, ha passato lunghi periodi di isolamento, questo aspetto può essere decisivo. Non è debolezza ammettere che iniziare un nuovo percorso terapeutico mentre si porta il disagio di spostarsi fisicamente può diventare un ostacolo insormontabile. Lo schermo, paradossalmente, diventa una porta d’accesso piuttosto che una barriera. La Terapia cognitivo-comportamentale online ha dimostrato effetti paragonabili a quella in presenza in numerosi studi, specialmente per disturbi d’ansia e depressione lieve-moderata.

Poi c’è il tema pratico, quello che nessuno vuole affrontare con sincerità. La psicoterapia ha costi, e aggiungere la benzina per raggiungere lo studio, il parcheggio, magari il babysitting per i figli, cambia il bilancio finale. Ho conosciuto donne che hanno scelto il formato online semplicemente perché così potevano permettersi più sedute al mese. Meno soldi per i trasporti, più possibilità di investire nella propria salute mentale.

Cosa perde lo schermo: i dettagli che contano

Ma qui arriviamo al nodo della questione, quella parte che i fornitori di piattaforme online preferiscono non evidenziare. La psicoterapia non è solo parole. È sguardi, è silenzio condiviso, è la percezione fisica di uno spazio contenitivo. Quando ero in studio, il terapeuta vedeva come mi sedevo, se tremavo, come respiravo. Notava i miei occhi che si riempivano di lacrime prima ancora che io me ne accorgessi.

Online, la telecamera cattura solo quello che decide la cornice. Una spalla, il volto, forse le mani. Tutto il resto è assente. E c’è qualcosa nella presenza fisica di un’altra persona, nello stesso ambiente, che il cervello registra come reale in un modo che uno schermo non può replicare completamente. La relazione terapeutica non è solo conversazione; è un’esperienza incarnata.

Poi ci sono i problemi tecnici, che sembrano banali fino a quando non interrompono un momento cruciale. Una connessione instabile, un calo di segnale proprio quando stai per affrontare il tema più delicato, la sensazione di essere osservato mentre il tuo viso occupa metà dello schermo. Questi piccoli attriti si accumulano e creano una micro-resistenza al processo terapeutico. Non è cosa da nulla.

E diciamolo: online è più facile evitare. Se una seduta diventa scomoda, puoi chiudere il laptop. Se il terapeuta ti spinge in una direzione che non vuoi esplorare, hai una via di fuga letterale. In studio, quella resistenza fisica costringe a restare con il disagio, e spesso è proprio lì, in quel rimanere, che accade la trasformazione.

La verità ibrida che funziona davvero

Dopo anni a ragionare su questo tema, sia come paziente che ascoltando le storie di altri, ho concluso che la risposta giusta non esiste. O meglio, esiste, ma è personalissima. Dipende da te, dal tuo terapeuta, dal tipo di lavoro che devi fare su te stesso.

Quello che ho visto funzionare meglio è l’approccio flessibile. Scegliere il formato online quando le circostanze esterne lo rendono necessario, ma mantenere almeno alcune sedute in presenza quando è possibile. Proprio come nella mia esperienza: ho alternato i periodi, usando lo strumento digitale quando la vita era più caotica, tornando in studio quando sentivo il bisogno di quella profondità contenitiva che solo lo spazio fisico può offrire.

Quello che conta veramente, in fondo, è la qualità della relazione. Un terapeuta brillante online può fare più bene di uno mediocre che riceve di persona. Una connessione autentica attraverso uno schermo vale più di una seduta in presenza con qualcuno che ti senti distante. Quindi la vera domanda non è “online o in presenza?”, ma “chi è la persona giusta per accompagnarmi in questo viaggio, e quale formato mi permette di essere più autentico con lei?”

Io oggi conosco il mio dialogo interiore, riconosco i miei limiti e so che accettarli è un atto di amore verso me stessa. Che sia stato grazie allo schermo, alla sedia nello studio, o a entrambi, non cambia il valore di ciò che ho imparato. Cambia solo il mezzo attraverso il quale ho deciso di prendermi cura di me. E a volte, il mezzo giusto è semplicemente quello che rendi possibile nella tua vita, oggi.

Nicoletta Avanzi

Nicoletta, dopo aver cresciuto due figli da sola e superato periodi di isolamento, è diventata una voce sincera su autostima, dialogo interiore e accettazione dei limiti. Offre spunti pratici per il self-care quotidiano, ispirandosi ai piccoli cambiamenti che l’hanno aiutata nella vita reale.

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